Breve recupero di Wall Street, scosse di assestamento in Asia

Inviato da Alessandro Piu il Gio, 01/03/2007 - 09:09

Il presidente della Federal Reserve Ben Bernanke ha cercato ieri di prendere per mano Wall Street dopo lo scivolone dei mercati finanziari internazionali di martedì. Lo ha fatto tentando di allontanare gli spettri di una possibile recessione evocati dal suo predecessore Alan Greenspan e nonostante i dati macroeconomici resi noti nel corso della giornata non siano stati di molto sostegno alle sue parole. Il pil statunitense (seconda lettura) è infatti cresciuto solo del 2,2% nell'ultimo trimestre del 2006 contro il 3,5% riportato dalla prima stima e leggermente sotto le attese degli analisti al 2,3%. "Non c'è alcun mutamento degno di nota nelle nostre aspettative per l'economia Usa", ha affermato Bernanke davanti alla Commissione bilancio della Camera con riferimento a quanto espresso solo due settimane fa al Congresso. "Attendiamo una crescita moderata per gli Stati Uniti - ha proseguito - e se il settore immobiliare comincia a stabilizzarsi, come anche la correzione delle scorte nell'industria manifatturiera, si potrebbe assistere a una crescita economica più forte dalla seconda metà dell'anno". Quasi a smentire Bernanke, dal comparto immobiliare è arrivato un secco -16,6% per le vendite di case nuove a gennaio contro stime per una flessione limitata al 3,6% mentre l'indice dei direttori di acquisto dell'area di Chicago si è attestato a 47,9, sotto la soglia dei 50 punti, tradizionale punto di separazione tra espansione e rallentamento economico.

E così alla fine il rimbalzo di Wall Street è stato tutto sommato magro. Partita lancia in resta fino ad arrivare a rialzi intorno al punto percentuale, la Borsa americana ha chiuso i battenti dimezzando i guadagni e volgendo poi lo sguardo preoccupato ai mercati asiatici dove si sono registrate, nella notte, ancora alcune scosse di assestamento. Il principale indice della Borsa di Shanghai ha perso circa 3 punti percentuali dopo il crollo di martedì (-9%) e il rimbalzo di mercoledì (+4%). Il guadagno conservato da inizio anno dalla Borsa cinese è comunque ancora molto rilevante (superiore ai 20 punti percentuali) e in una situazione di tensione ogni rialzo potrebbe essere visto come un'occasione per prendere profitto.

Nel panorama dei mercati mondiali venuto a delinearsi in questo finale di gennaio, è tuttavia troppo semplicistico ricondurre quanto accaduto alle sole parole pronunciate da Greenspan davanti alla platea di investitori a Hong Kong. Anche il recupero dello yen nei confronti del dollaro e dell'euro ha avuto un peso rilevante. Il fenomeno dei carry trades, ossia l'indebitarsi in valuta di Paesi con bassi tassi di interesse per investire in attività in altre valute, ha ricevuto un segnale di allarme dopo la decisione della Bank of Japan di rialzare i tassi di interesse dello 0,25% e, a seguito di dati macroeconomici non esaltanti, si è scatenato un "ridimensionamento delle posizioni a leva finanziate in yen nelle aree con più alto grado di rischio", quindi quelle dei Paesi emergenti, come ha commentato Antonio Cesarano di Mps Finance. Il tutto condito da una situazione di estrema attenzione già presente sui mercati per una correzione attesa fin dal luglio scorso.
 
Tensione che non diminuirà, insieme con l'elevata volatilità, nelle rossime giornate quando son tra l'altro attesi dati macroeconomici rilevanti. Per la seduta odierna attenzione particolare andrà dedicata all'Ism manifatturiero Usa di febbraio che, dai 49,3 punti di gennaio dovrebbe essersi riportato sulla soglia dei 50 secondo le stime degli analisti di mercato.
 
 
COMMENTA LA NOTIZIA