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Brent-Wti, si torna a guardare ai fondamentali

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Tocca i minimi da ottobre 2010 lo spread tra il Brent e il Wti in scia al forte rialzo del greggio statunitense. Il prezzo del contratto con scadenza a settembre del West Texas Intermediate è arrivato sino a 108 dollari/barile, massimo da marzo dello scorso anno, portando così il differenziale con il greggio del Mar del Nord al di sotto di un dollaro per barile nella tarda serata di ieri, complici i dati migliori delle attese che sono arrivati dall’indice manifatturiero della Fed di Filadelfia.

Riteniamo di poter affermare con ragionevole certezza che in questo momento il driver principale di questo movimento rimane la diversa situazione congiunturale e le differenti prospettive di crescita che si trovano ad affrontare le due macro aree. Dal punto di vista fondamentale, infatti, l’attesa di una ripresa sensibile della domanda da parte delle aziende statunitensi sta facendo da traino alle quotazioni del petrolio texano. Tornano quindi a prevalere i fattori fondamentali sul mercato delle commodity.

A sostegno di questa tesi c’è anche il forte calo delle scorte settimanali di greggio nell’ultimo mese. Secondo i dati del Dipartimento dell’Energia Usa, nelle ultime tre settimane il calo delle scorte è stato considerevole, con le giacenze totali scese ai minimi da aprile. Dati importanti se si considera che la capacità di raffinazione è salita al 92,8%, la scorsa settimana. Si tratta del livello più alto da un anno a questa parte.

Cosa attendersi allora per il futuro? Ci aspettiamo che il rialzo delle quotazioni del Wti possa comunque spingere al rialzo i prezzi del Brent, ma questo movimento non sia sufficiente ad evitare un’inversione dello spread. Siamo un po’ scettici sulle ripercussioni che potremmo vedere sull’economia reale. La risalita dei prezzi del greggio potrebbe portare nel medio periodo a un’accelerazione dei prezzi al consumo facendo salire così le aspettative inflattive. Con molta probabilità potrebbe essere proprio questo elemento a far scattare il cosiddetto tapering delle Federal Reseve.

Probabilmente questi effetti potrebbero comunque essere affievoliti dall’atteso deprezzamento del dollaro statunitense che dovrebbe riuscire a contenere eccessivi rialzi delle quotazioni del greggio.

VINCENZO LONGO
Market Strategist IG