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Brasile, la pietra filosofale di Lula (Fondionline.it) -3-

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Gli ultimi dati indicano che, come percentuale del Pil, il tasso di investimento si è mantenuto intorno al 16,1% tra il 2003 e il 2006, anno in cui si è impennato fino al 16,8%, nonostante l’incremento registrato nella formazione del capitale fisso. Secondo la Cepal, questa volatilità dei tassi di crescita degli investimenti potrebbe essere dovuta agli elevati tassi di interesse reali che, sommati all’apprezzamento della valuta domestica, influenzerebbe negativamente alcuni investimenti. Gli esperti segnalano inoltre che a questi elementi si sommano le incertezze maturate intorno ai progetti di investimento pubblici e alle politiche settoriali. Tuttavia, il 2006 si è chiuso anche con un incremento del 25% degli investimenti diretti esteri (18.700 mln di Usd, tremila in più rispetto al 2005). Il problema più sentito la fuoriuscita di capitali registrata nel 2006: ha superato gli arrivi, generando per la prima volta un saldo negativo degli investimenti (27.000 milioni di Usd hanno abbandonato il paese, lascinado un saldo negativo di 9.000 mln di Usd). Questa fuga di capitali si spiega con la scarsa fiducia degli investitori locali nelle prospettive dell’economia e nella necessità di cercare nuovi mercati adatti allo sviluppo della tanto agognata espansione internazionale. Il problema è solo marginalmente legato alle variabili macro- economiche (inflazione sotto controllo e riduzione dei tassi hanno fatto sentire i loro effetti benefici), e si concentra sugli scarsi progressi delle riforme strutturali. Le carenze principali che gli imprenditori e gli economisti locali individuano nel piano messo a punto da Lula sono le seguenti: il PAC si concentra troppo sulla spesa per le infrastrutture- responsabile dei bassi tassi di crescita- e lascia un ruolo marginale alla distribuzione tributaria. Il carico fiscale in Brasile è del 36%, simile alla media dell’UE, ma lontano da quello dei paesi latinoamericani (laddove questa variabile oscilla tra il 10% e il 24%). La seconda critica è l’eccessivo peso rivestito dallo Stato. Lula ha promesso investimenti per 180.000 milioni di euro, ma nella pianificazione originale solo il 40% di tali risorse sarà destinato alle imprese private, mentre la restante quota sarà ad appannaggio dello Stato. A cura di www.fondionline.it