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Brasile, la pietra filosofale di Lula (Fondionline.it) -2-

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Il PAC, presentato come la grande eredità di Lula per il suo secondo mandato, punta ad eliminare le disparità che permeano la crescita brasiliana che, durante gli ultimi cinque anni, ha mostrato segnali di stanca. Durante questo periodo, il Pil è cresciuto ad una media del 3,2% e, ad eccezione del 2004, quando si registrò una variazione del 5,7%, le cifre della decima economia del pianeta non sono state all’altezza delle restanti principali economie emergenti (BRIC). Nel 2006, la Russia è cresciuta più del 6%, la Cina del 10% e l’India del 9%, il Brasile -con un Pil di un bilione di Usd- ha registrato un incremento del 3%. Durante il secondo trimestre del 2007, il Pil è cresciuto dello 0,8% rispetto al precedente trimestre e un 5,4% infra-annuale. La crescita semestrale si è fermata al 4,9%. Gli analisti e lo stesso esecutivo del Partido de los Trabajadores (PT) riconoscono che le principali carenze possono essere individuate in materia di investimenti. Secondo la Cepal- Commissione Economica per l’America Latina, mentre la spesa dei nuclei familiari è cresciuta del 6,5% nell’ultimo trimestre, la formazione fissa di capitale -indicando con questo l’investimento- è cresciuta solo del 4,2% in termini reali, comparato con il 7,3% registrato per tutto il 2006. Durante lo scorso anno la crescita del Pil è stata frenata in primis dal basso e volatile tasso di crescita degli investimenti e, in seconda battuta, dal minore contributo offerto dal commercio estero. I volumi delle importazioni hanno registrato una crescita accelerata: +16,1%. In definitiva, nel 2006 il settore estero ha contribuito negativamente alla crescita per circa un punto percentuale, in controtendenza rispetto all’apporto positivo fornito tra il 2001 e il 2005. (Segue)