Brasile: ancora indicazioni negative dal Pil ma gli analisti sono ottimisti

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Anche il 2016 si è chiuso con il segno meno per l’economia brasiliana. Con il -0,9% registrato negli ultimi tre mesi, in peggioramento rispetto al -0,7% precedente, salgono a 8 i trimestri consecutivi di contrazione del Prodotto interno lordo, la serie maggiore mai registrata dal Paese.

Il dato 2016 segna un -3,6%, sostanzialmente in linea con il -3,8% dell’anno precedente. Con un costo del denaro che ad ottobre ha toccata un massimo decennale al 14,25%, gli investimenti hanno segnato una contrazione del 10,2%. -4,2% invece per i consumi, fiaccati da un tasso di disoccupazione che a gennaio è salito al 12,6%, il 3,1% in più rispetto a un anno prima.

La fine del superciclo delle commodity e i deflussi generalizzati di capitali da Paesi emergenti, nel maggiore Paese sudamericano hanno innescato un circolo vizioso fatto di recessione, inflazione, alti tassi di interesse e budget fiscali fuori controllo. “In termini reali, il Pil è circa 9 punti percentuali al di sotto dei massimi pre-recessione. Si tratta senza ombra di dubbio della peggiore recessione mai registrata”, ha detto Neil Shearing, capo economista di Capital Economics.
     
Anche se in ritardo rispetto alle stime fornite dall’esecutivo guidato da Michel Temer, secondo cui avremmo assistito al ritorno del segno più già a partire dagli ultimi mesi del 2016, nel 2017 dovremmo assistere alla fine della recessione.

Il ritorno alla crescita dovrebbe essere innescato da un mix di stimoli monetari-fiscali e da un profondo processo riformatore. Ad ottobre il bilancio ha fatto segnare un surplus fiscale e l’avanzo primario ha segnato un nuovo record storico. Inoltre, il rafforzamento del real ha permesso di dimezzare l’inflazione rispetto a inizio 2016, l’indice dei prezzi al consumo a gennaio è sceso al 5,35%, in un contesto di tassi di interesse scesi a febbraio di 75 punti base al 12,25%.

Per l’anno corrente il Pil è visto in aumento ad un tasso inferiore al punto percentuale e diversi analisti si attendono un più misero +0,5%. “Non solo ci attendiamo un ritorno della crescita nel 2017 –continua Shearing – ma le nostre stime sul 2017 e sul 2018 sono maggiori del consenso” e si attestano rispettivamente all’1 e al 2,5 per cento.