Brasile, analisti sottolineano importanza della leva monetaria per il futuro del Paese

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Il tessuto economico brasiliano continua a mostrare segnali di debolezza strutturale e di dipendenza dall’andamento del prezzo delle materie prime. Ciononostante il recente ribasso dell’inflazione ha creato i presupposti per un intervento di politica monetaria che potrebbe risollevare le sorti del Paese sudamericano.

Questa la sintesi del pensiero di Christophe Dumont, Economist di Candriam che sottolinea in un report odierno come dopo il recente rialzo dei prezzi delle materie prime, i Terms of Trade, ossia il rapporto tra i prezzi dell’export e quelli dell’import del Brasile siano nettamente migliorati, traducendosi in una ripresa degli indici di fiducia sia delle famiglie che delle imprese. “Gli indicatori reali dell’attività economica si mantengono tuttavia modesti: nel quarto trimestre, si registra una nuova contrazione del 3,4% su base annua.”
L’esperto sottolinea inoltre i tassi di utilizzo della capacità in ulteriore ribasso, il livello tuttora elevato dei tassi d’interesse nonché la strategia di riduzione del ricorso all’indebitamento perseguita dall’inizio del 2016, tutti fattori che fanno pensare come il livello di investimenti delle imprese si manterrà debole anche nel 2017.

Venendo alle famiglie, il rapido rialzo del tasso di disoccupazione pesa, a detta di Dumont, sul loro potere d’acquisto. Neppure le esportazioni sembrano in grado di sostenere la crescita, in particolare a causa del rafforzamento del 30% anno su anno registrato dal Real nei confronti di tutte le divise.

Venendo al lato politico, “a fronte di un forte degrado delle finanze pubbliche, il nuovo governo si è inoltre chiaramente impegnato sulla strada del riequilibrio di bilancio: è già stata emanata una legge che limita la crescita delle spese pubbliche al tasso d’inflazione dell’anno precedente ed è attualmente in discussione parlamentare una proposta di riforma del welfare sociale (con particolare riferimento al regime pensionistico). La politica di bilancio non sosterrà quindi l’attività economica dei prossimi anni.”

Visto il quadro sopra delineato, secondo Dumont il Paese ora può fare ricorso esclusivamente alla leva monetaria. “Il netto ribasso dell’inflazione, passata dallo 10,7% di inizio 2016 a circa il 5% di febbraio 2017, ha aperto dei margini di manovra alla banca centrale, che ha pertanto avviato un ribasso dei tassi ufficiali, scendendo dal 14,25% dell’autunno scorso al 12,25% del febbraio 2017. Un ulteriore ribasso dell’inflazione in direzione dell’obiettivo del 4,5% e le garanzie di riequilibrio delle finanze pubbliche offerte dal governo dovrebbero spronare la banca centrale a proseguire (o meglio accelerare) la politica di allentamento. A partire da quel momento, dopo aver registrato un ribasso medio del 3,6% nel 2016, l’attività dovrebbe lentamente ripartire: la crescita potrebbe mantenersi prossima allo 0 nel 2017 per poi toccare il 2,0% nel 2018” conclude l’esperto.