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La Bpi cerca giustizia anche dall’estero

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I legali della Banca Popolare Italiana stanno valutando l’ipotesi di adire un’azione legale contro le banche estere che hanno finanziato la scalata di Giampiero Fiorani all’Antonveneta. Questa si aggiungerebbe a quelle intraprese contro ex consiglieri di amministrazione, sindaci e funzionari di alto livello, che per anni avrebbero sottratto risorse al gruppo lodigiano. Fiorani si dovrà difendere anche dall’eventuale attacco legale allo studio di un gruppo di ex consiglieri. Il banchiere di Codogno ha chiamato in causa i suoi più stetti collaboratori dichiarando di non essere a conoscenza del meccanismo delle “partite viaggianti”, dei prelievi dal caveu e del mancato pagamento delle imposte sui capital gains, lasciando l’onere di fare chiarezza sull’accaduto a Gianfranco Boni, ex direttore finanziario del gruppo, il cui interrogatorio partirà venerdì. In merito alle cessioni di minorities per finanziare la scalata, Fiorani ha rivendicato la correttezza dei contratti con Deutsche Bank, operazioni di cui il presidente del cda, Giovanni Benevento e del collegio sindacale, Gianandrea Goisis, sarebbero stati informati, ed ammesso la mancata comunicazione di due contratti di credit swap default, con i quali avrebbe trasferito alla banca il rischio di fallimento della scalata. Fiorani sarà impegnato fino a giovedì quando dovrà rispondere alle domande di Franco Coppi, rappresentante legale dell’ex governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio.