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Bp ancora impantanata nella marea nera, arrivano i sauditi a salvarla?

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Ancora sotto scacco British Petroleum. Nonostante la compagnia petrolifera abbia smentito l’ipotesi di ingresso di un cavaliere bianco nel capitale, sottolineando che non lancerà aumenti di capitale per coprire i costi della marea nera nel Golfo del Messico, la speculazione non molla la presa sul colosso petrolifero. Anzi, rilancia.


Alcuni investitori sauditi starebbero valutando di acquisire una quota compresa tra il 10 e il 15% della compagnia britannica colpita dal disastro del Golfo del Messico e avrebbero già fissato in agenda un appuntamento nel quartier generale di BP a Londra per incontrare il management e valutare la reale fattibilità del loro interessamento. Lo segnala al-Eqtisadiyah, uno dei più influenti quotidiani arabi,
Secondo il giornale l’amministratore delegato di BP, Tony Hayward, avrebbe già avuto un primo incontro ad Abu Dhabi.

 

Dall’altra parte il tempo stringe: da quando si è originata dl’avaria della piattaforma Deepwater Horizon nel Golfo del Messico, il valore del titolo Bp in Borsa ha perso più del doppio del suo valore dimezzato. Una debacle, che ha richiamato l’attenzione di investitori esteri e avrebbe suscitato l’interesse anche della Lybian investment Authority di Gheddafi.

Dall’altra parte per Bp i costi delle operazioni per fermare la marea nera che è arrivata anche in Texas continuano a lievitare: sono arrivati a toccare quota 3,12 miliardi di dollari. E nel caso in cui la perdita sottomarina non venga fermata dal pozzo d’emergenza scavato in queste settimane dalla  compagnia, secondo diverse case d’affari le probabilità che si concretizzi un acquisto da parte di società concorrenti, come ExxonMobil e Royal Dutch Shell, in testa, s’innalzerebbero ancora di più.


Ma la partita attorno a Bp s’intreccia con interessi nazionali. Il Governo britannico non vedrebbe di buon occhio un nuovo azionariato e starebbe preparando un piano di emergenza per scongiurare l’eventualità di un collasso finanziario del colosso petrolifero, ha scritto il quotidiano The Times senza fornire ulteriori dettagli sul piano che sarebbe in via di elaborazione tra il Tesoro e il Ministero dell’Economia.

 

Il Il premier inglese, David Cameron, avrebbe preso in considerazione ogni possibilità, compreso un eventuale fallimento che avrebbe preoccupanti ricadute sociali e finanziari per il Paese. In particolare Downing Street si starebbe attrezzando anche da un possibile spezzettamento per salvaguardare gli ingenti interessi nazionali che ruotano intorno all’azienda, anche in considerazione del fatto che diversi fondi pensione hanno investito in Bp.