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Borse Usa: fine settimana in rosso ed il Dow Jones tocca i minimi dell’anno

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La giornata di oggi, per le borse americane, si sta rivelando la naturale continuazione della giornata di ieri, quando sia il Dow Jones che lo S&P 500 hanno perso il 2,1%, registrando la peggior seduta dell’anno. Se già dalla chiusura di ieri fra gli investitori si è iniziato a parlare di una possibile nuova crisi globale, nella giornata di oggi gli argomenti che terranno banco alla chiusura di Wall Street non si preannunciano affatto differenti. 
I maggiori indici Usa, infatti, anche nella giornata odierna stanno registrando numeri da crisi: il Dow Jones, in particolare, viaggia sui minimi dell’anno a 16661 punti (-1,85%). Il dato preoccupante è che questi numeri non comparivano dalla fine dello scorso anno e precisamente dal 24 ottobre, quando l’indice ha toccato quota 16468 punti. Il Dow Jones non è l’unico indice a registrare minimi significativi: lo S&P 500 si assesta sui 1996 punti, perdendo lo 1,72% e toccando i minimi da 6 mesi, ovvero dal 3 febbraio quando ha toccato quota 2022 punti. L’indice Nasdaq invece sta attualmente perdendo l’2,49%, in ripresa rispetto all’apertura.
In che contesto si inseriscono i minimi toccati dalla borsa Usa? Si può veramente parlare di una possibile nuova crisi mondiale? Gli investitori ci pensano, considerando quali sono i fattori che stanno influenzando il mercato e che solo se considerati congiuntamente possono spiegare l’attuale discesa del mercato borsistico americano.

Innanzitutto, il mercato statunitense è storicamente influenzato dal mercato asiatico, il cui andamento non può mai essere considerato indipendente: l’economia cinese sta rallentando più delle aspettative degli investitori e la situazione sembra non essere pienamente sotto controllo. 
Ancora sotto pressione il prezzo del petrolio, che per l’ottavo giorno consecutivo è di nuovo al ribasso. Il prezzo odierno del Brent è sui 45,54 dollari mentre il future del WTI tratta a 40,4 dollari il barile (2,2%), a ridosso del break even point di molte società di Shell Oil, assestato sui 46 dollari a barile: l’incertezza sul prezzo del petrolio non fornisce garanzie di futuri utili, ma è solo il fantasma di potenziali perdite.

Come se non bastassero le incertezze asiatiche e sul greggio, c’è anche il timore per il tentennamento della Fed sui tassi d’interesse attesi a settembre e l’instabilità dei mercati europei causata dalla crisi Greca e dalle recenti dimissioni del premier Alexis Tsipras.

Non arriva sostegno nemmeno dai dati macro e precisamente dall’indice Markit PMI, unico dato in agenda per il fine settimana. L’indice è relativo alle prospettive del settore manifatturiero statunitense e in agosto è risultato pari a 52,90, al di sotto delle stime degli analisti che lo collocavano a quota 53,80, in linea con il dato del mese precedente.
Dal quadro analizzato i minimi toccati da Wall Street, più che l’annuncio del ritorno ad una crisi imminente, sembrerebbero un indicatore dell’incertezza diffusa, dalla quale la borsa americana non riesce a distaccarsi, dal momento che il sentiment degli investitori si sta spostando dal mercato azionario allo strumento finanziario rifugio per eccellenza: i Treasury Bond dal rendimento decennale, che scende al 2,06%, sul livello più basso dal primo maggio.