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Borse sotto pressione. La crisi del debito torna a far paura. A Milano banche in difficoltà

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Tornano ad addensarsi nubi sulle Borse europee. La stoccata di Fitch alla Grecia, determinata dai dubbi sulla sostenibilità del piano di ristrutturazione dei conti biancoazzurri, ha riportato d’attualità i guai della crisi del debito in Europa. A complicare il quadro contribuisce la sbandata dei socialisti in Spagna. L’esito delle elezioni alimenta i dubbi sulla capacità del paese iberico di ridurre il proprio livello di indebitamento. L’euro sta perdendo colpi: questa mattina è sceso brevemente sotto gli 1,40 dollari per la prima volta in due mesi e adesso passa di mano a 1,4018 dopo aver toccato 1,3996 dollari nei primi scambi. Il nervosismo si fa sentire sui listini che si muovono tutti in territorio negativo. Il Ftse All Share scivola del 2,78% e il Ftse Mib del 2,94% sotto l’effetto cedole (oggi staccano il dividendo 64 società, tra le quali 26 big del Ftse Mib) Al netto dello stacco delle cedole il listino milanese (-1,04%) andrebbe meglio degli altri mercati: Parigi cede l’1,84%, Londra l’1,27% e Francoforte l’1,59%.


A mettere sotto pressione Piazza Affari sono anche le indicazioni di Standard & Poor’s. L’incertezza politica che si è levata da Milano a Napoli con il recente test delle amministrative, che riproporrà la sfida finale il prossimo fine settimana, ha spinto gli analisti dell’agenzia di rating a rivedere il giudizio sul Belpaese. L’outlook sul lungo termine è passato da stabile a negativo. In pratica l’Italia ha una possibilità su tre di vedere abbassato il giudizio sul proprio debito sovrano nel giro dei prossimi 24 mesi. Il governo ha risposto all’annuncio di S&P sottolineando che i dati economici e di deficit del paese sono stati “costantemente” migliori delle attese, escludendo ogni rischio di stallo politico nel paese. Quanto basta per far scattare il campanello d’allarme sotto il cielo italico.

E sono le banche ancora una volta a pagare pegno. Mps lascia sul parterre l’1,62%. Male anche i due big del credito che indossano la casacca tricolore Intesa nel giorno di avvio dell’aumento di capitale (-1,03% a 1,725 euro) e Unicredit (-0,45% a 1,532 euro). Giù il Banco Popolare (-0,27% a 1,87 euro) e Bpm (-1,24% a 1,908 euro). L’agenzia ha avvertito che l’azione potrebbe avere impatto anche sul rating di alcune banche tra cui l’istituto di Ca de Sass e Mediobanca (-2,26%).  “Le tensioni sul debito sovrano di alcuni paesi dell’area Euro sono destinate a pesare sui titoli finanziari, specie per i timori di un contagio sul rischio-paese di Italia e Spagna”, commentano gli analisti di Centrosim. “Rischiano di inasprire le condizioni di accesso ai canali di funding istituzionale, che pure avevano evidenziato segnali rassicuranti nelle ultime settimane”, aggiungono alla sim milanese.


Come osservano gli analisti di Royal Bank of Scotland “gli istituti italiani hanno sottoperformato l’indice Ftse Euro Bank del 15% da inizio anno”. Secondo il broker l’origine di questa corsa del gambero è stata dettata proprio dalle preoccupazioni del debito sovrano “che potrebbe ridurre le aspettative sulla loro profittabilità”. “Come risultato, tutti i titoli stanno trattando sotto il book, con Bpm che è la più a buon mercato. Ubi Banca e Bpm stanno trattando in linea al loro fair value, mentre Unicredit è sotto. Naturalmente sono maggiori preoccupazioni sull’evolversi della crisi del debito sovrano, più diventa alto il costo dell’equity e il valore dei titoli scende – proseguono gli esperti della banca inglese – . A questo punto, ad ogni modo, pensiamo che già molte notizie negative siano nei prezzi”.


“Ci focalizziamo sulla dispersione delle performances nelle fasi di ampliamento dello spread del Btp verso il bund”, segnalano invece gli analisti di Intermonte. “Ci aspettiamo che la debolezza in atto da inizio mese (-5%) possa continuare, ma senza dare inizio ad un più drammatico sell-off – è quanto prevede il broker – . Aumentano le preoccupazioni, ma ci sono ancora motivi per essere cautamente ottimisti. Il downgrade potrebbe accentuare l’avversione al rischio e il flight to quality. Il differenziale di rendimento tra governativi decennali italiani e tedeschi, su piattaforma Tradeweb, si è spinto stamane fino a un massimo di 187,1 punti base, in rialzo di 16 punti base su venerdì pomeriggio, il livello più alto dall’11 gennaio scorso.