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Borse poco mosse in avvio di seduta

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Le tensioni legate alla crisi irlandese non sono spazzate via. Le Borse europee hanno avviato la seduta poco mosse. Nonostante il buon andamento della vigilia di Wall Street, oggi chiusa per il Thanksgiving, a dominare la scena nel Vecchio Continente è ancora il rischio contagio della crisi dei debiti sovrani. Finiscono già in fondo al cassetto il calo delle richieste di sussidi di disoccupazione ed il rialzo della fiducia dei consumatori Usa, ai massimi dai 5 mesi, che hanno agevolato oggi le principali borse di Asia e Pacifico, che hanno rialzato la testa dopo 3 giorni di passione.

Parigi segna +0,25%, Francoforte +0,39% e il Ftse Mib -0,02%. Nelle sale operative segnalano che “orfane di Wall Street e probabilmente caratterizzate da sedute dai volumi bassi, i mercati continentali faranno i conti ancora con i dubbi che le stanno assillando”. Ieri Dublino ha presentato la sua ricetta lacrime e sangue, più tasse e tagli per quattro anni per salvarsi dal tracollo e ricevere l’aiuto di Ue e Fmi, che dovrebbe aggirarsi attorno agli 85 miliardi di euro.

Si tratta di un’operazione del valore di 15 miliardi di euro, con il 40% della manovra che verrà attuato nel 2011, anno a metà del quale le casse dello stato potrebbero essere vuote, secondo quanto ha detto il ministro delle Finanze, Brian Lenihan. La manovra quadriennale per risanare i conti irlandesi prevede tagli per 10 miliardi di euro fino al 2014, e cinque miliardi che verranno dall’aumento della pressione fiscale. Il piano – spiega il governo – prevede di aumentare l’Iva al 22% nel 2013 e al 23% nel 2014. Lo stato sociale diminuirà il suo bilancio di 2,8 miliardi di euro.

Contemporaneamente, aumenteranno le tasse sul reddito (+1,9 miliardi nelle casse statali), ma resterà immutata la bassa aliquota fiscale del 12,5% sulle aziende, nonostante alcuni governi europei premessero per un rialzo. La mannaia cadrà pesantemente sui dipendenti pubblici: i neo assunti vedranno i loro stipendi tagliati del 10%, e il numero complessivo degli addetti nel settore pubblico verrà riportato ai livelli del 2005: verranno eliminati 24.750 posti di lavoro. Dublino aveva già varato tagli alla spesa per 15 miliardi di euro dall’inizio della crisi economica globale. Ma non è bastata.

Il deficit, nei piani, dovrebbe scendere dall’attuale 11,7% al 9% il prossimo anno. Il parlamento irlandese si pronuncerà sulla finanziaria il prossimo 7 dicembre. Il premier, rifiutandosi di parlare di elezioni anticipate (che si prevedono comunque all’inizio del 2011), ha detto che ora occorre passare la legge di bilancio, che include le misure di austerità. “Una volta fatto quello, il popolo potrà decidere chi deve governare il paese”, ha spiegato. Salvataggio dell’Irlanda o no, l’attenzione rimane concentrata sul comparto finanziario. Come osservano questa mattina gli analisti di Deutsche Bank in ottobre il sentiment verso i finanziari è ulteriormente peggiorato. Sempre in ottobre, secondo gli analisti della banca tedesca, gli investitori sono diventati più positivi verso il comparto energetico, delle telecomunicazioni e verso le utility.

A tenere alta la soglia di attenzione sul comparto bancario è anche l’ultima asta della Bce: al bancomat dell’Eurotower le banche dell’eurosistema hanno chiesto 38,2 miliardi di euro. Un ammontare doppio rispetto a quello in scadenza e decisamente oltre le indicazioni degli analisti. Si tratta di una situazione che rischia di diventare insostenibile per la Bce che giovedì prossimo dovrà decidere se continuare sulla strada delle misure di stimolo oppure rivederle.