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Borse: Milano tracima dopo stacco dividendi, azzerati guadagni 2006

QUOTAZIONI Enel
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“Hanno tirato lo sciacquone dopo aver intascato i dividendi” è il commento a caldo, poco elegante ma decisamente appropriato, di un operatore di fronte all’odierna seduta di Piazza Affari, chiusa con un ribasso del 3,76% a quota 35,264 punti per quanto riguarda l’S&P Mib. Anche per il Mibtel non è andata meglio, con un calo del 3,8% mentre il TechStar ha lasciato sul campo bel il 6,24%. La performance del paniere principale è doppia rispetto a quella dei maggiori listini europei: sull’indice milanese ha pesato però lo stacco dei dividendi (il maggiore dell’anno) che ha pesato per circa l’1,5% senza il quale la perdita sarebbe stata meno vistosa.
Pochissimi i titoli che si sono salvati dalla debacle: tra questi l’unica eccezione di rilievo è il titolo Enel, leggermente positivo a fine giornata con le azioni che si sono fermate a 6,73 euro sulla scia di indiscrezioni per un possibile interesse verso Italgas. Più in generale però soffermarsi sulle singole performance è fuorviante in una seduta dove probabilmente conta poco soppesare i singoli andamenti: oggi gli ordini di vendita al meglio hanno fatto la voce grossa laddove mancavano compratori e questo giustifica le molte sospensioni al ribasso, viste soprattutto in mattinata, e i prezzi “pazzi” di alcuni titoli come Mondadori, che ha fatto segnare un’escursione del prezzi da 6,43 a 7,19 euro dopo aver staccato una dividendo di 60 centesimi, di cui 25 centesimi di straordinario. Anche per Alitalia le cose sono andate molto male, in calo del 12% a 0,755 euro, che segna il nuovo minimo storico per un titolo che non appare più capace di invertire la tendenza in questo condizioni.
Tirando le somme di queste ultime sedute emerge che, grafici alla mano, a fine maggio il mercato è tornato laddove era partito a gennaio, rimangiandosi in poche sedute i guadagni di quasi cinque mesi, anche per quanto riguarda il Techstar che meglio di tutti aveva fatto finora. Troppo velocemente per uno scenario macroeconomico che non si è ancora deteriorato e che anzi sembra essere tornato positivo anche in Europa e in Italia. E il segnale pessimistico lanciato dai mercati azionari è stato raccolto anche dalle materie prime, il cui fuori-giri è stato la miccia che ha innescato le vendite. Cavalcare eccessivamente la speculazione sulle commodities può nuocere alla crescita economica, e riverberarsi sul prezzo delle stesse in seconda battuta. Meglio raffreddare gli animi.