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Borse in pieno effetto domino, gli strategist predicano cautela

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Potrebbe essere qualcosa di più di una correzione quella che stanno vivendo i mercati? Le borse europee sono ancora in forte ribasso, nuovamente sotto l’effetto dell’ondata di vendite innescata ieri dal crollo della Borsa di Shanghai e dei timori legati al rallentamento della crescita Usa.


“Guardando alla rottura della media mobile a 30 gg dell’S&P/500 – spiega Giorgio Radaelli, strategist di Bsi – ritengo che il downside ci sia ancora, e potrebbe arrivare a coprire un periodo di qualche settimana. L’atteggiamento migliore ora è vedere se quando si raggiungeranno altri livelli di supporto i fondamentali saranno migliorati. Se non peggiorano, allora si tratterà di un’opportunità di acquisto”. Il crollo secondo Radaelli sarebbe però più che altro di natura tecnico-psicologica piuttosto che fondamentale. “Noi ce lo aspettavamo già da un po’ – chiarisce lo strategist – le borse del G3 sono salite troppo e per troppo tempo. Il mercato attendeva un catalizzatore, che in questo caso è stato rappresentato dalla Cina”.

“Questo movimento troverà ulteriore sostegno anche nei dati di questa settimana – rilevano dall’ufficio studi di Intesa Sanpaolo – soprattutto nel caso l’ISM rimanga sotto 50”. Anche per gli analisti di Intesa l’impennata della volatilità implicita sul mercato azionario scatenata da “una combinazione di rischio geopolitico, dati macroeconomici deludenti e lo scoppio di una piccola ‘bolla’ speculativa sul mercato cinese” era attesa da tempo.


Per Antonio Cesarano di Mps Finance si sarebbe registrato un andamento simile a quello della correzione del maggio scorso, ma a differenza di allora sarebbe stato molto più accentuato il rialzo del premio al rischio sui paesi emergenti. “Alla base di ciò – spiega Cesarano nella sua nota giornaliera – vi sarebbe il ridimensionamento delle posizioni a leva finanziate principalmente in Yen con investimenti nelle aree e negli asset a più elevato grado di rischio”. Ma un ulteriore elemento di debolezza secondo Cesarano, oltre che dal dato sugli ordini di beni durevoli di gennaio negli Usa, sarebbe venuto dall’incremento del tasso di morosità sui mutui residenziali registrato negli Stati Uniti, arrivato ai massimi degli ultimi quattro anni. Le turbolenze di ieri potrebbero dunque continuare secondo Cesarano ancora per qualche settimana,
“nel frattempo gli operatori potrebbero portare le aspettative di crescita dell’ecnomia mondiale su livelli più prudenziali rispetto all’eccesso di ottimismo emerso ad inizio anno e il rientro degli eccessi pertanto potrebbe avvenire nel giro di un mese o poco più, come accadde già a metà del 2006, rimanendo nel frattempo favorevole lo scenario macro di fondo”.


Oggi un aggiornamento della situazione potrebbe venire da un discorso del presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, sull’economia programmato per le 16.00 e dai dati sul Pil americano del quarto trimestre che saranno diffusi alle 14.30. Proprio quest’ultimo appuntamento è citato nelle sale operative: “Se il dato dovesse riservare qualche brutta sorpresa potremmo allacciare le cinture e assistere a una correzione vera e propria”, ha spiegato un operatore.


(notizia aggiornata alle ore 12.45)