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Borse in negativo. Si salva Fiat. Dopo l’incontro col premier, tappa Montecitorio per Marchionne

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Le Borse europee scivolano in territorio negativo, in attesa di novità dall’Egitto dopo le dimissioni del presidente Hosni Mubarak. Solo Francoforte si mantiene positiva con un guadagno dello 0,24%. mentre Parigi e Londra cedono rispettivamente lo 0,20% e lo 0,13%. Anche Milano vira sotto la parità, con il Ftse Mib a -0,14% e l’All Share a -0,10%. Le voci di pressioni inflazionistiche più deboli del previsto in Cina e la riduzione oltre le attese dell’avanzo commerciale cinese non danno abbastanza slancio ai listini continentali. Così sui mercati torna a prevalere la prudenza. Gli investitori guardano a Bruxelles dove sono previste riunioni a catena oggi dei ministri finanziari europei: si parte alle 14 con i responsabili finanziari dell’Eurogruppo, alle 18,30 la riunione dei 17 si allarga ai dieci paesi che non fanno parte dell’Eurozona, domattina si continua alle 10,30 con la riunione formato Ecofin.

 

Sul tavolo il primo confronto formale tra i ministri sulla riforma del patto di stabilità con le proposte per la governancè economica, missione e regole del Fondo anti-crisi. Nè oggi nè domani, però, saranno comunque prese decisioni. E sulle Borse sembra diffondersi la delusione per il temporaggiamento dei governi dell’Eurozona sul futuro del Fondo anti-crisi (Efsf) e, a breve, sull’estensione dei suoi compiti all’acquisto dei bond dei paesi a rischio e/o della capacità di prestito, da tempo si sa che le riunioni di oggi e domani a Bruxelles non avrebbero portato a decisioni definitive. Due i motivi: è la prima volta che i ministri discutono con documenti alla mano le proposte della Commissione europea per la disciplina di bilancio e il coordinamento delle politiche economiche (con il bagaglio di novità che vanno dalla vigilanza più stretta sul debito alle sanzioni); è noto da tempo che l’intero pacchetto di misure anti-crisi deve comprendere anche l’accordo sull’Efsf.

 

A questi due elementi, poi, se n’è aggiunto un altro: il patto per la competitivita proposto da Francia e Germania che costituisce un ulteriore restrizione del coordinamento delle politiche economiche e di bilancio nell’Eurozona e non una semplice razionalizzazione o sistemazione come vuol far credere la Commissione europea. Tanto per fare un esempio, la Germania chiede ai governi Eurozona di inserire nelle Costituzioni o in altri livelli legislativi vincoli sull’indebitamento. In ogni caso, su tutta la materia la decisione sarà presa dai capi di stato e di governo solo nel vertice di fine marzo: fino a quel momento nulla potrà essere dato per scontato su ciascuno dei dossier aperti. E poi non ultimo c’è la partita aperta sul fondo anti-crisi. È ormai acquisito che l’Efsf (European financial stablity facility), l’organismo intergovernativo dell’Eurozona che raccoglie fondi sul mercato emettendo bond e prestando i capitali ai paesi in difficoltà sui mercati obbligazionari, deve funzionare al massimo del suo attuale potenziale. Nell’immediato si tratta di far sì che tutti i 440 miliardi di garanzie previsti dall’accordo tra i governi permettano prestiti fino a tale ammontare poichè attualmente l’Efsf può prestare fino a circa 250 miliardi per assicurarsi la tripla. Ma anche su questo fronte la messa punto richiede tempo e diplomazia. In altre parole nervi saldi.

 

In attesa che la riunione dell’Eurogruppo entri nel vivo oggi a Piazza Affari si distingue Fiat. Il titolo della casa automobilistica di Torino guadagna un punto percentuale, scambiando a 7,235 euro dopo l’incontro di sabato tra il governo e i vertici del Lingotto, in un settore auto ben intonato in Europa (+0,68%). Positiva anche Exor (+0,25%), dopo la nomina venerdì ad amministratore delegato di John Elkann, che mantiene anche la carica di presidente, mentre Fiat Industrial segna -0,67% dopo l’ennesima smentita di Daimler su colloqui in corso su Iveco. Al termine dell’incontro di sabato a Palazzo Chigi, la società torinese ha ribadito gli obiettivi di sviluppo sul progetto Fabbrica Italia. Al tavolo, guidato dal premier Silvio Berlusconi, il presidente e l’amministratore delegato della Fiat, John Elkann e Sergio Marchionne, confermano gli obiettivi del progetto Fabbrica Italia: un investimento da 20 miliardi di euro per portare la produzione nel Paese da 650 mila a 1,4 milioni di auto di qui al 2014. Anno in cui potrebbe essere sciolto anche il nodo della testà del gruppo, motivo principale per cui era stato convocato il vertice.

 

Ma per il momento Marchionne, ha rassicurato il governo sugli impegni del gruppo in Italia, spiegando: “Il nostro impegno per l’Italia è confermato e non c’è alcuna volontà di diminuirlo”. Domani l’ad di Fiat illustrerà nuovamente il piano industriale in un’audizione a Montecitorio. “Non ci sorprende che il piano di investimenti sia stato confermato, anche se riteniamo che l’esborso a consuntivo possa essere inferiore”, sostengono gli analisti di Equita in un report uscito oggi, confermando su Fiat l’hold con target price di 8,9 euro. Il broker sull’inatteso reshuffle ai vertici di Exor ritiene che queste scelte possano sancire l’avvio di una nuova fase, da un lato concretizzando la ricerca di nuovi investimenti per realizzare la diversificazione da lungo tempo attesa, avendo circa un miliardo di liquidità più financial leverage da investire in secondo lungo auspicabilmente, aumenterà l’esposizione alla comunità finanziaria.