Borse europee su: occhi puntati all'Ecofin, la crisi del debito sovrano resta in primo piano

Inviato da Micaela Osella il Mar, 07/12/2010 - 09:41
Dopo un avvio di seduta tonico, le principali piazze europee continuano a mostrare moderati rialzi. Amsterdam sale dello 0,46%, Parigi segna un rialzo dello 0,33%, Francoforte guadagna lo 0,49%, Londra lo 0,20%, Lisbona lo 0,50%. Anche Milano si adegua al clima. L'indice Ftse Mib ha iniziato le contrattazioni in progresso dello 0,41% a 20.011 punti, mentre il Ftse All Share avanza dello 0,36% a 20.719 punti. La crisi del debito sovrano in Europa resta in prima piano. Ieri non sono stati compiuti passi avanti sulle possibili soluzioni alla crisi europea del debito da parte dei ministri delle Finanze della zona euro che si sono riuniti a Bruxelles.
Bce ed Fmi spingono per l'aumento delle risorse dell'attuale Fondo di salvataggio dei Paesi euro in difficoltà; mentre il presidente dell'Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, e il ministro italiano dell'Economia, Giulio Tremonti, hanno rilanciato insieme la proposta degli eurobond, da emettere attraverso la creazione di un'Agenzia europea del debito. Ma dalla cancelliera tedesca, Angela Merkel, è arrivato un duplice secco no. Tanto che alla fine della riunione dei sedici ministri di Eurolandia, durata cinque ore Jean-Claude Juncker ha dovuto ammettere laconico: "Non ci sono nuove decisioni".
Il tema di emissioni di debito targate Europa non è stato affrontato nella riunione, ha aggiunto il presidente dell'Eurogruppo, secondo cui inoltre l'ammontare del fondo per i salvataggi è adeguato e non necessita di incrementi come chiesto invece dal Fondo monetario internazionale. La cancelliera tedesca è stata categorica: le attuali norme del Trattato Ue non permettono di emettere delle obbligazioni europee, cosa che comporterebbe una riduzione della concorrenza tra i vari Paesi. Anche per quel che riguarda l'incremento del Fondo salva-Stati (lo European finacial stability facility, Efsf), attualmente dotato di 440 miliardi di euro, Berlino si è detta contraria. E il motivo è palese: si tratta di un meccanismo il cui primo contributore è proprio la Germania, cosa che lo rende poco popolare tra i tedeschi.
Per la Merkel è invece meglio concentrarsi subito sul futuro meccanismo anticrisi permanente, che partirà dalla metà del 2013, fissando nel dettaglio le modalità di partecipazione - da valutare caso per caso - delle banche e degli investitori privati. Tra le ipotesi sul tavolo anche quella prevedere la dilazione delle scadenze o del pagamento degli interessi per i titoli dei Paesi dell'Eurozona insolventi. Ipotesi che ancora una volta piace poco a Berlino. Ma ad insistere sulla necessità di più risorse per l'attuale Fondo salva-Stati (si parla di un raddoppio da 440 a 880 miliardi di euro) è l'Fmi, che sarebbe pronto a raddoppiare a sua volta il suo contributo per i Paesi euro in difficoltà, portandolo da 250 a 500 miliardi di euro.
Oggi è la volta dei 27 ministri dell'Unione. Varato il piano di aiuti all'Irlanda, la cui finanziaria dovrà affrontare oggi il voto del Parlamento, restano intatte le preoccupazioni per Portogallo e Spagna. Ma anche per Paesi come il Belgio dove l'instabilità politica potrebbe trasformarsi in una grave crisi finanziaria. "Bisogna contenere i focolai perché non diventino veri e propri incendi", ha sottolineato il commissario Ue agli affari economici e monetari, Olli Rehn, per il quale "contro il contagio la miglior difesa è consolidare i bilanci".
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