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Borse europee prudenti in avvio su tensioni crisi del debito. A Piazza Affari brilla Fiat

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Avvio di seduta all’insegna della prudenza per le Borse europee condizionate dalla pubblicazione del dato del Pil giapponese. Nel primo trimestre il Giappone è caduto in recessione a causa del forte calo dell’attività economica determinato dal micidiale terremoto e dallo tsunami dell’11 marzo, amplificato dall’incidente nucleare a Fukushima. Nelle sale operative c’è chi segnala che si è in attesa di capire l’impatto che questo disastro avrà sul secondo trimestre. Intanto nella zona euro, la riunione di due giorni dei ministri delle Finanze europee non è riuscita a dissipare del tutto l’incertezza sulla salute dei bilanci dei Paesi della periferia. Dai ministri finanziari della Ue era arrivata un’apertura. La Bce invece ha bocciato sonoramente ogni ipotesi di ristrutturazione pilotata del debito greco.

 

Anche quella soft lanciata dal presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, che prevede solo un allungamento delle scadenze dei titoli. Può essere solo una soluzione di ultima istanza, ha ammonito il numero due dell’Eurotower, Vitor Constancio, aggiungendo che questo non è il caso della Grecia. Ma a scendere in campo contro un default controllato della Grecia sono anche Jurgen Stark e Lorenzo Bini Smaghi, rispettivamente capo economista e membro del board della Banca centrale europea. Francoforte ha tirato su un vero e proprio muro per arginare ogni tipo di scorciatoia, voluta soprattutto dai Paesi dell’Eurozona stanchi di dover salvare i partner in difficoltà, dalla Grecia all’Irlanda al Portogallo. Indicazioni contrapposte che la dicono lunga sullo stato di confusione che regni a livello di policymakers e che creano nervosimo al mercato.

 

In questo momento il Cac40 segna un +0,45%, il Dax +0,6%. L’Ibex sale dello 0,1%, mentre a Milano il Ftse Mib si porta sotto la linea della parità in ribasso dello 0,12%. A Piazza Affari si mette in luce Fiat (+0,51% a 6,90 euro). Chrysler, la casa americana gestita dal Lingotto, ha chiuso ieri notte la sottoscrizione del rifinanziamento del debito che consentirà il rimborso dei 7,6 miliardi di dollari dovuti al Governo americano e a quello canadese. Lo segnala Il Sole 24 Ore, che precisa che questa mattina ci sarà l’annuncio ufficiale. Secondo il quotidiano la domanda è stata molto forte, soprattutto per l’emissione obbligazionaria, e il pricing è stato più elevato di quanto si stimava all’inizio dell’offerta. Per le emissioni a 8 anni vi sarà un pricing vicino ai 50 punti base superiore rispetto a quello dell’offerta, mentre per le scadenze a 10 anni sarà quasi certamente superiore di 75 punti base rispetto all’offerta originaria.

 

Soffermandosi sulla struttura finale dell’operazione, il quotidiano di Confindustria precisa che i titoli di credito garantiti sono stati diminuiti da 3,5 a 2,5 miliardi di dollari e che le obbligazioni garantite con scadenze a 8 e 10 anni sono state aumentate a quota 3,5 miliardi. L’erogazione dei fondi è attesa per la prossima settimana e immediatamente si procederà con il rimborso dei prestiti governativi con circa un mese di anticipo rispetto alle scadenze previste originariamente. Complessivamente il rifinanziamento è pari a 7,5 miliardi divisi in una linea di credito da 1,5 miliardi, in obbligazioni garantite da 3,5 miliardi e in titoli di credito garantiti riservati agli investitori istituzionali per 2,5 miliardi con scadenza a 6 anni.

 

Già lo scorso 4 maggio l’amministratore delegato del Lingotto, Sergio Marchionne, aveva incontrato un centinaio di banchieri a New York per rifinanziare il debito di Chrysler con il governo di Barack Obama e con il Tesoro canadese. In base agli accordi relativi all’alleanza Fiat-Chrysler, il Lingotto non può possedere più del 49,9% del capitale di Chrysler prima che sia effettuato il rimborso integrale dei finanziamenti concessi dal Dipartimento del Tesoro Usa, pari a 5,8 miliardi, e del Governo Canadese, pari a 1,8 miliardi. Dal canto suo Fiat è pronta a rifinanziare una linea di credito esistente, in scadenza nel febbraio del 2012, portandola da 1 a 1,5 miliardi di euro, non appena sarà completata l’acquisizione di un ulteriore pacchetto del 16% in Chrysler e il Lingotto si sarà portato al 46% della casa americana. Operazione, che si dovrebbe concludere con Credit Agricole, Intesa Sanpaolo, Unicredit e altri soggetti bancari entro il prossimo mese di luglio.

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