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Borse europee positive. Le banche tirano la volata. A Milano brillano Unicredit ed Mps

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Dopo un avvio in calo le Borse europee ritrovano smalto con Parigi che segna un +0,36% a 4.111 punti e con Francoforte che sale dello 0,21% a 7.411 punti. Londra si porta sulla linea della parità. Mentre il Ftse Mib guadagna l’1,09% a 22.885 punti. Sostiene i mercati la notizia che i ministri finanziari della Ue hanno trovato la quadra sul Fondo monetario europeo. Il futuro Meccanismo permanente di soccorso ai Paesi dell’Eurozona – che dalla metà del 2013 sostituirà l’attuale Fondo salva-Stati – avrà una capacità finanziaria effettiva pari a 500 miliardi di euro: il doppio di quella dello European financial stability facility (Efsf). Ma non tutti i nodi sono stati sciolti.


La stretta sui debiti pubblici sarà una delle partite più difficili al tavolo dei ministri, a partire dal ritmo di discesa che dovrà essere richiesto ai Paesi in debito eccessivo. Se ne discuterà oggi all’Ecofin. Nell’attesa sono i dati preliminari sul Pil di numerose delle principali economie europee a dominare la giornata sul fronte macroeconomico. Stamattina è stato reso noto l’andamento del Pil tedesco nel quarto trimestre 2010, cresciuto dello 0,4% congiunturale e del 4% annuo, appena al di sotto delle stime. Anche  il Pil italiano è risultato in crescita nel 2010 dell’1,1%, in base alle stime Istat, espresse in valori concatenati con anno di riferimento 2000, corretti per gli effetti di calendario (un giorno in più sul 2009) e destagionalizzato. Nel quarto trimestre, la crescita è stimata dello 0,1% su base congiunturale e dell’1,3% tendenziale. L’effetto di trascinamento sul 2011 – prevede l’Istat – è pari a 0,3 punti percentuali.

In arrivo anche i dati dell’inflazione nel Regno Unito, dell’indice Zew tedesco, della bilancia commerciale europea e italiana. Dagli Stati Uniti invece sono attese le indicazioni sulle vendite al dettaglio, sui prezzi import e sulle scorte di magazzino. Sul fronte corporate continua il valzer di trimestrali. E’ Barclays a dare l’impulso maggiore. L’istituto inglese ha chiuso il 2010 con utili pretasse in crescita del 32%, sopra le attese e ha annunciato che intende razionalizzare le sue attività per aumentare la redditività in un contesto regolatorio più stringente. Bob Diamond, l’investment banker americano che ha preso la guida della banca britannica all’inizio dell’anno, ha spiegato che le regole più severe porteranno a margini più bassi e che adesso punta a un Roe del 13%. Quanto basta per rilanciare gli ordini sugli istituti di credito.


A Piazza Affari le banche conquistano le prime posizioni del Ftse Mib. Dopo una partenza soft, i titoli degli istituti di credito mostrano rialzi superiori al 2%. A guidare il gruppo è Mps (+4,25% a 0,969 euro) marcata stretta da Unicredit (+3,25%) che rivede quota 1,9 euro. L’istituto di Piazza Cordusio sfrutta un report positivo di Societe generale che ha invertito il rating sul titolo da sell a buy, individuando un target price a 2,2 euro da 1,7 euro. Per il broker francese la maggiore visibilità sul miglioramento della qualità degli asset, la minore pressione rispetto ai competitor italiani sul terreno dei costi di rifinanziamento, la diversificazione geografica e una valutazione sottovalutata sono i plus che Piazza Cordusio potrà sfruttare.


Inoltre, hanno precisato alla banca francese, “la nomina di Jean Pierre Mustier come nuovo capo della divisione CIB potrebbe cambiare il corso strategico della banca, sbloccando l’attuale impasse e migliorando la credibilità internazionale” dell’istituto di piazza Cordusio. Infine, il possibile deal Pioneer-Eurizon “è un ulteriore catalyst nel breve termine”. Rialzo del 2% per Ubi Banca. Vivaci Bpm (+2,1%) e Intesa Sanpaolo (+2,68% a 2,48 euro), che snobba le indicazioni di Societe Generale. Gli esperti della banca francese hanno tagliato la raccomandazione a hold dal precedente buy, con target price portato a 2,6 euro da 3,1 euro. Secondo il broker transalpino la bocciatura riflette l’elevata esposizione di Intesa “ad un potenziale incremento dei costi di rifinanziamento, il taglio dell’utile per azione di 8 punti percentuali, l’esposizione in Egitto dove controlla Bank of Alexandria e la valutazione non troppo convincente dopo la recente sovraperformance”. Il catalyst principale è rappresentato dalla presentazione del nuovo business plan, in programma il prossimo 6 aprile.


Ad ogni modo secondo gli analisti finanziari della banca francese il settore finanziario continuerà ad essere caratterizzato da una corrente di acquisti. “Le banche italiane hanno sovraperformato l’Eurostoxx Banks index del 9% da inizio anno dopo la debole performance del 2010”, osservano convinti che i fondamentali continueranno a guidare le performance dei titoli. E questo sarà soprattutto vero per l’Italia. L’unico pericolo si chiama costo del finanziamento. Se questo dovesse salire gli esperti prevedono che l’impatto sulle banche tricolori potrebbe essere di una riduzione dell’utile per azione 2011 in media di circa il 9 per cento. Per questa ragione una strategia di lungo termine è a loro avviso preferibile perché solo su un’orizzonte temporale di ampia durata sarà possibile arrivare ad una normalizzazione del costo del funding, a un incremento delle aspettative sui tassi di interesse e infine a una stabilizzazione degli accantonamenti.