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Borse europee in trincea. Effetto Atene sulle banche. Settimana dei conti per Unicredit&Co.

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Avvio in calo per le Borse europee. Le incertezze sulla sostenibilità del debito greco riaccendono i timori per la crisi del debito della zona euro. L’attenzione degli operatori è concentrata sui guai di Atene dopo la riunione di crisi tra i ministri delle finanze e i rappresentanti della Commissione europea che si è tenuta in Lussemburgo venerdì scorso. La Grecia ha già ottenuto il permesso di rimborsare in un periodo più lungo del previsto – 7 anni e mezzo invece di tre – i 110 miliardi di dollari di prestiti e tassi di interesse. Ma questo non basterà a salvarla dall’inevitabile. Il semplice fatto che si sia tenuta una riunione in Lussemburgo ha destato preoccupazioni. La Grecia e i suoi partner della Ue hanno dovuto negare qualsiasi accenno di un ritorno del Paese alla dracma, dopo che l’edizione online del tedesco Der Spiegel aveva parlato di questa possibilità.


Il primo ministro greco, George Papandreou, ha descritto come una provocazione e uno scenario immaginario l’ipotesi che non è stata mai discussa. La Commissione europea ha a sua volta smentito, assicurando che venerdì non vi è stata una riunione di crisi sulla Grecia. Ma la speculazione monta. Ieri sono emerse nuove indiscrezioni. Si parla di un allungamento delle scadenze sui titoli greci, nonché di ulteriori concessioni da parte dei partner europei in cambio di ulteriori misure di austerity da parte del governo di Atene. Ipotesi tutte da verificare, che alimentano le tensioni sui mercati. Il Ftse Mib perde lo 0,57% e il Ftse All Share lo 0,61%. E sono le banche ad andare giù a Piazza Affari.

Unicredit perde l’1,55% a 1,65 euro, Intesa l’1,21% a 2,12 euro. Male anche il Banco Popolare (-1,44% a 1,98 euro) e la Bpm (-1,14% a 2,246 euro). “Le tensioni sul debito sovrano di alcuni paesi dell’area Euro sono destinate a pesare sui titoli finanziari, specie per i timori di un contagio sul rischio-paese di Italia e Spagna”, commentano gli analisti di Centrosim. “Rischiano di inasprire le condizioni di accesso ai canali di funding istituzionale, che pure avevano evidenziato segnali rassicuranti nelle ultime settimane”, aggiungono alla sim milanese, che avvertono: “un ulteriore motivo di cautela è la stagione dei risultati trimestrali delle banche italiane, che si concentra in questa settimana”. La Banca Popolare di Milano, Mps ed Unicredit hanno in agenda il test dei conti giovedì 12 maggio. Gli analisti puntano i fari su Piazza Cordusio. Tra le pieghe del dati di bilancio dei primi tre mesi che verranno annunciati c’è chi vorrebbe scovare indicazioni sull’eventuale aumento di capitale in vista di Basilea 3. Secondo diversi analisti difficilmente Unicredit potrà sottrarsi alla ricapitalizzazione.


Se i vincoli imposti dal Financial Stability forum proclameranno Unicredit nella lista delle istituzioni finanziarie con importanza sistematica, rivendicare il ruolo di banca commerciale non sarà abbastanza. Per quanto riguarda il capitolo conto il consensus degli analisti indica per il primo trimestre di UniCredit un utile netto in crescita a 614 milioni di euro. È quanto è stato pubblicato sul sito della banca di Piazza Cordusio, che un anno fa aveva archiviato la trimestrale dello stesso periodo dell’anno con un risultato netto di 520 milioni di euro. Il consensus indica inoltre per il primo trimestre di UniCredit, che approverà i risultati giovedì prossimo, ricavi per 6,68 miliardi di euro. Guardando invece all’intero esercizio le stime dei broker indicano un utile netto di 2,83 miliardi (1,3 mld del 2010), ricavi per 27,2 miliardi (26,3 mld).


Per Intesa il giorno della trimestrale è invece in calendario venerdì 13 maggio. Sui dati di bilancio ha gettato ombre l’agenzia di rating Moody’s, che ha declassato a C+ da B- il rating della solidità finanziaria (Bfsr). Il rating a breve termine è stato tuttavia confermato a Prime-1. Una decisione dettata dal livello di scarsa redditività e qualità degli attivi deteriorata. Moody’s vede però la possibilità di miglioramento della redditività della banca in ragione dei tassi più elevati a venire, ma a suo parere, Intesa Sanpaolo dovrà affrontare sfide significative per raggiungere il livello di redditività che si era prefissata nel piano strategico annunciato il 6 aprile dato che la crescita resta modesta e le prospettive incerte per l’economia italiana.


L’Agenzia giudica comunque positivamente l’aumento di capitale di 5 miliardi di euro annunciato dalla banca per rafforzare la sua base di capitale per l’entrata in vigore della nuova normativa di Basilea III. Intesa Sanpaolo ha accusato un calo del 3,6% del suo utile netto a 2,705 miliardi di euro, ma ha fissato obiettivi ambiziosi per i prossimi anni, prevedendo un utile netto di 4,2 miliardi di euro nel 2013 e di 5,6 miliardi nel 2015. Negli ultimi giorni ha iniziato a circolare la voce che per bypassare l’affollamento degli aumenti di capitale la banca potrebbe decidere di anticipare l’operazione. Secondo alcuni analisti contattati da questa testata la ricapitalizzazione in Piazza Scala è una mossa dai risvolti positivi perché più capitale significa avere più visibilità sul dividendo e il tutto si tradurrà in margini positivi.