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Borse europee in rosso, a Milano nuovo tonfo per Mps

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Petrolio e banche penalizzano le borse europee. Seconda seduta consecutiva di vendite per il greggio, in calo del 3,65% a 32,99 dollari il barile nonostante, stando alle indiscrezioni raccolte dall’agenzia Reuters, le autorità russe si siano dette disponibili ad incontrare gli altri Paesi produttori per concordare misure comuni. A penalizzare il comparto sono inoltre i numeri di British Petroleum (Bp) che ha chiuso il quarto trimestre con un crollo dei profitti (-91%) a 196 milioni di dollari.

Gli istituti di credito pagano pegno alle dichiarazioni di Mario Draghi sulla necessità di non fare passi indietro sull’applicazione della direttiva sulle risoluzioni bancarie e ai conti di Ubs. Nonostante un utile in aumento dell’11% nel quarto trimestre, il colosso svizzero arretra del 7,5% a causa dei forti deflussi registrati nel wealth management.

Indicazioni contrastanti quelle arrivate dai dati macro. Meglio del previsto il tasso di disoccupazione di Eurolandia, sceso a dicembre 2015 al 10,4%, dal 10,5% della precedente rilevazione (11,4% a dicembre 2014), mentre ha deluso l’indice dei prezzi alla produzione, in calo dello 0,8% mensile nell’ultimo mese dell’anno (consenso -0,4%). In questo contesto il Dax segna un calo di un punto percentuale, FTSE100 e Cac40 lasciano sul campo l’1,7% e l’Ibex scende dell’1,8%.

Andamento similare per il listino milanese, dove il FTSE Mib perde l’1,72% a 18.168 punti. Come di consueto, a dettare l’andamento generale è il comparto bancario. Al termine di una mattinata con diverse sospensioni nel comparto, Mps segna un -6,9%, la Popolare dell’Emilia Romagna arretra del 3,54%, la Popolare di Milano scende del 2,23%, Intesa Sanpaolo perde l’1,79% e UniCredit lo 0,85%.

Segno meno anche per FCA, -1,87%, nonostante anche i dati sulle immatricolazioni di gennaio abbiano fatto registrare un andamento migliore del mercato. Nel comparto energetico Snam perde lo 0,96% dopo la bocciatura di Hsbc a “hold” e -3,27% di Eni che, secondo quanto dichiarato dal premier Matteo Renzi, avrebbe firmato accordi in Ghana fino al 2036. Segni più per Mondadori (+2,31%) e Banzai (+1,53%) in scia delle indiscrezioni su una possibile offerta per le attività media della società di e-commerce da parte del gruppo editoriale.