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Borse europee in profondo rosso

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Avvio di settimana critico per le piazze finanziarie del Vecchio continente, alle prese con le sempre maggiori pressioni provenienti dagli Stati Uniti, dove venerdì gli indici di Wall Street hanno chiuso in calo di oltre 2 punti percentuali e mezzo e male intonate anche dalle piazze asiatiche, con Tokyo che ha chiuso la prima seduta settimanale con un calo del 4,5%. A circa un’ora dall’avvio delle contrattazioni il Dax tedesco e il Cac40 francese arretrano dell’1,6%, mentre il Ftse100 britannico perde l’1,45 per cento. In Italia il Mibtel cede l’1,11% a 25403 punti e l’S&P/Mib l’1,21% a 33181 punti. A Milano fanno male in particolare i titoli Alitalia (-4,4% a 0,597 euro), dopo che la società ha annunciato un indebitamento a fine gennaio di 1,28 miliardi. Ribassi superiori ai due punti percentuali sono segnati però anche da Telecom Italia, Mediaset, Impregilo e Seat Pagine Gialle.


A Tokyo l’indice Nikkei 225 ha chiuso in calo del 4,5% a 12992 punti, scendendo ai livelli più bassi degli ultimi 6 mesi.  A Tokyo ha impattato anche l’effetto dello yen forte. Il cross dollaro/yen è sceso ai valori più bassi degli ultimi 3 anni. I contraccolpi maggiori si sono così sentiti sui titoli degli esportatori, come quelli del settore automobilistico e dell’elettronica di consumo, quali Toyota (-3,7%), Honda (-5,5%) e Sony (-3,8%). Ma male hanno fatto anche i titoli industriali dopo che il produttore di acciaio Nippon Steel ha reso noto di aspettarsi che gli utili dell’esercizio fiscale che si chiuderà a fine mese possano scendere al di sotto delle stime fin qui formulate. Non sono sfuggiti alle vendite nemmeno i titoli finanziari dopo gli oltre 11 miliardi di dollari di svalutazioni registrate dalla compagnia assicurativa americana Aig e la previsione formulata da Ubs di perdite totali per 600 milioni di dollari provenienti dalla crisi del credito. Mizuho Financial ha perso il 4,5%, mentre l’assicuratore Mitsui Sumitomo il 3,7 per cento. Di fondo resta la preoccupazione per lo stato di salute dell’economia americana dopo che anche l’indice dei direttori di acquisto di Chicago è sceso sotto il livello di guardia di 50 punti, indicando quindi contrazione dell’attività economica.