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Borse europee festeggiano il nulla di fatto della Fed: Ftse Mib sui massimi da agosto 2011

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Le principali Borse europee festeggiano nei primi scambi di giornata la decisione a sorpresa della Federal Reserve che ha deciso di posticipare l’avvio del “tapering“, la riduzione graduale degli stimoli all’economia. Nonostante le attese della vigilia, con una mossa per i più inaspettata la banca centrale americana ha infatti confermato gli acquisti di titoli pari attualmente a 85 miliardi di dollari mensili. Una mossa che i listini continentali hanno accolto con un avvio sprint: a Milano il Ftse Mib si è portato sui massimi da agosto 2011, il Dax ha aggiornato nuovamente i massimi storici, mentre il Cac40 è sui massimi degli ultimi 5 anni (settembre 2008). Intorno alle 9.30 il Fste Mib si mantiene sopra quota 18mila punti, mostrando una crescita dell’1,38% a 18.050,1 punti. Nel Vecchio continente il Ftse 100 sale dell’1,34%, mentre il Dax avanza dell’1,15%. Positivo anche il Cac40 e il listino olandese Aex che guadagnano rispettivamente l’1,1% e l’1,02%. 
La tensione si allenta anche sul fronte obbligazionario: il differenziale tra il Btp a dieci anni e il Bund tedesco si mantiene sotto quota 240 punti base. 
La decisione del Fomc, il braccio operativo della banca centrale, è stata presa con nove voti favorevoli (solo uno contrario) alla luce dell’andamento altalenante del mercato del lavoro e dell’effetto restrittivo dovuto ai tagli alle spese governative “che stanno frenando la crescita economica”. La Fed ha detto di volersi sincerare che “i recenti progressi siano sostenibili” prima di iniziare a tagliare lo shopping di treasury e mbs.
Perché la Fed non ha agito? Parola agli esperti
Cosa ha spinto la Fed a non agire? Secondo Vincenzo Longo, market strategist IG, le ragioni sono da ricondurre a diversi fattori. “In primo luogo il repentino rialzo dei tassi di interesse sui titoli a lunga scadenza degli ultimi tre mesi che ha messo pressione al mercato immobiliare, uno dei più cari alla Fed dopo la crisi dei subprime – spiega Longo – l’istituto teme che una perdita di spinta del mattone possa rallentare i miglioramenti del mercato del lavoro e pesare sulla crescita. In secondo luogo, ci sono rischi di natura fiscale. È ripresa al Congresso la disputa tra repubblicani e democratici che dovranno decidere entro metà ottobre sull’innalzamento del tetto del debito, per evitare che il Paese vada in default tecnico. A nostro avviso, i rischi derivanti da una possibile riduzione del piano di acquisto Treasury in un momento in cui il Tesoro Usa si appresta ad aumentare le emissioni potrebbero essere stati sufficienti da soli a far slittare la decisione sul tapering”. Infine, secondo IG, la mancata mossa della Fed mette in luce anche tutte le difficoltà della prima economia del mondo, che sembra non essere più in grado di camminare da sola. “Lo spettro della trappola della liquidità sta diventando sempre più incombente. Un termometro è dato dall’inflazione che rimane abbastanza contenuta, segnalando così una debolezza di fondo dei consumi”. Tutto rimandato ora alle riunioni di ottobre o dicembre, quando il presidente Ben Bernanke sarà prossimo a dare l’addio alla Fed.
“Allo stadio attuale, le condizioni per ridurre l’acquisto di asset dovranno anche tener conto della prossima battaglia fiscale che comprende un voto sul bilancio e sul debito pubblico previsto nelle prossime settimane” afferma Jean-Baptiste Pethe, american economist di Exane BNP Paribas aggiungendo che “la Fed sarà anche rassicurata da un calo dello stress sul mercato obbligazionario”. A parere dell’economista della banca francese “la Fed ha, in particolare, necessità di vedere che l’economia, e il mercato immobiliare, siano in grado di resistere a tassi ipotecari più elevati. Si tratta di tre condizioni che dovrebbero essere soddisfatte entro dicembre”.
“Non avviando il tapering, la Fed ha dimostrato ancora una volta che preferisce sbagliare mantenendo una posizione prudente e che vuole essere certa che la ripresa sia ben avviata prima di agire – rimarca Pethe – Nonostante i comunicati rilasciati dalla banca centrale statunitense negli ultimi mesi, riteniamo che l’exit della Fed sarà graduale. Alla luce di ciò, stimiamo una minore pressione a breve termine sul mercato obbligazionario, una situazione che fungerà da supporto all’appetito per il rischio”. 
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