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Borse europee caute, Telecom Italia ai massimi dal 2008

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Listini europei all’insegna della debolezza nell’ultima seduta della settimana nonostante le indicazioni positive arrivate nel corso della prima parte. Dopo i dati italiani su tasso di disoccupazione (in calo dall’11,9 all’11,8 per cento) e inflazione (+0,2% m/m per il dato preliminare su ottobre), buone nuove sono arrivate anche dai corrispondenti indici relativi la Zona Euro (dal 10,9 al 10,8%, da -0,1 a 0% annuo).

In particolare evidenza il comparto bancario. A Londra spicca il -1,65% di Royal Bank of Scotland che nel terzo trimestre ha registrato una perdita operativa di 842 milioni di sterline lanciando un warning sulle spese legali, a Madrid -4,41% per BBVA che nel Q3 ha perso 1,06 miliardi e sul listino francese +1,8% di BNP Paribas che ha annunciato un incremento dell’utile del 14,5% annuo. In questo contesto il Ftse100 arretra dello 0,4%, il Dax e il Ca40 perdono lo 0,3% e l’Ibex scende di oltre un punto percentuale.

A Piazza Affari il Ftse Mib quota in sostanziale parità a 22.447,15 punti in scia dell’andamento contrastato dei bancari (+0,59% per la Popolare di Milano, -1,14% di Bper, -1,36% di Intesa Sanpaolo, +0,51% di Ubi e -0,42% di UniCredit). Anche oggi il ruolo del protagonista di giornata è appannaggio di Telecom Italia (+2,85%) che sale in quota 1,3 euro per la prima volta dal luglio del 2008 dopo che il finanziere francese Xavier Niel ha dichiarato partecipazioni potenziali per il 15% del capitale. Intanto gli esperti di Mediobanca Securities hanno confermato la valutazione “outperform” con prezzo obiettivo a 1,51 euro. Tra gli energetici debole Eni (-1,13%) nonostante la conferma del “buy” da parte di Ubs con incremento del target price da 16,5 a 17 euro.

A breve in arrivo i dati statunitensi su prezzi al consumo PCE (consenso +0,2% m/m), redditi e spese (+0,2% per entrambi), Pmi Chicago (stime a 49,5) e fiducia dei consumatori misurata dall’Università del Michigan (92,6 punti).