Borse di nuovo in trincea: è già svanito l'effetto operazione euro-fiducia

Inviato da Micaela Osella il Mar, 11/05/2010 - 09:05

Si torna in trincea. L'operazione euro-fiducia potrebbe essere durata solo un battito d'ali. Sulle Borse europee torna a soffiare forte il vento del nervosismo. Tensioni si sono già viste in Asia, dove l'indice Nikkei della Borsa di Tokyo ha ceduto l'1,1% a 10.411,10 punti stamattina. Lì è già scemata l'euforia della vigilia per il maxi piano di stabilizzazione della moneta unica, approntato in una maratona di colloqui che ha coinvolto i ministri finanziari europei domenica.

I timori che la crisi del debito dell'eurozona possa essere incontrollata, alimentati da una possibile bocciatura del debito della Grecia, preannunciata da Moody's stanotte, rimettono indietro le lancette dell'orologio a venerdì scorso sui listini europei. Se gli investitori ieri hanno accolto con entusiasmo il Tarp europeo, gli economisti hanno già iniziato ad avanzare qualche dubbio: lamentano le zone d'ombra dell'intervento, chiedendosi se il maxi-piano non si limiti in realtà a posticipare i problemi dell'area euro.

E il motivo è semplice: l'operazione di salvataggio targata Unione Europea e Fmi, secondo gli addetti ai lavori, non riduce il debito, ma si limita a spalmarlo su più spalle. E c'è chi come il New York Times calca la mano: secondo il quotidiano americano esisterebbe il fondato pericolo che mettendo al sicuro Grecia, Spagna, Portogallo e gli altri Paesi fortemente indebitati dal verdetto del mercato, i leader politici vadano incontro a una nuova sconfitta di Pirro, ossia a maggiori difficoltà nel superare l'ostilità pubblica ai necessari tagli di bilancio.

E a confermare questi timori basta dare un'occhiata al mercato delle valute, dove l'euro, che ha bruciato i guadagni accumulati ieri e adesso è scivolato sotto quota 1,27 contro il dollaro. A soffiare di nuovo sul fuoco della speculazione ci si è messa poi anche Moody's, che ha ventilato un possibile taglio di rating della Grecia a junk, ossia spazzatura, il mese prossimo. Per il Professore di Economia a Berkeley, Barry Eichengreen, "l'Europa ha solo guadagnato tempo".

"Prestare più soldi a governi già molto indebitati non risolve i problemi", osserva Carl Weinberg, capo economista di High Frequency Economics. "Non è la fine e non sono sicuro che sia neanche l'inizio della fine. Di sicuro il maxi-piano ci allontana dalla minaccia di una nuova crisi globale". A Bank of America si sono portati avanti: hanno calcolato che i Paesi deboli dell'eurozona, i cosidetti Pigs, da qui al 2013, potrebbero avere bisogno di una potenza di fuoco di quasi 2 mila miliardi di euro. Escludendo l'Italia e restringendo l'orizzonte temporale, il conto da pagare resta salato ma scende a 724,3 miliardi di euro. Una cifra, che si avvicina molto a quei 750 miliardi di euro messi a disposizione da Bruxelles e Fondo Monetario Internazionale.

"Ieri si è fatto leva sul canale confidence per allontanare o posticipare i timori che avevano scosso le Borse la scorsa settimana, e su quello materiale sfruttando i livelli dei tassi e i livelli dei bond", nota  Silvio Peruzzo, economista zona euro per Royal Bank of Scotland. "E' ovvio che gli investitori che nutrivano dubbi sulla solidità di Spagna, Grecia e Portogallo, adesso non abbiano cambiato view. Ci vorrà tempo per vedere come verrà implementato questo piano, dal momento che prossima settimana è già in programma un nuovo Ecofin, nel corso del quale Spagna e Portogallo annunceranno nuove misure di aggiustamento e alla luce anche dell'esito delle urne tedesche, che ha portato Berlino ad avere una nuova situazione in Parlamento - aggiunge -. Il mercato presto incomincerà a farsi nuove domande e sarà quello il momento del vero test". Quel giorno potrebbe essere già arrivato. 

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