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Borse ancora negative, preoccupa il petrolio e la Cina. Piazza Affari cede intorno all’1%

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Ancora vendite sulle Borse europee, in scia alla debolezza di Wall Street e dei listini asiatici, con la piazza azionaria di Tokyo che ha chiuso in ribasso dopo sette sedute consecutive di rialzi e quella di Shanghai che ha evidenziato un tonfo di oltre 5 punti percentuali. A inizio giornata i listini del Vecchio continente perdono oltre l’1%. Piazza Affari parte peggio, con l’indice Ftse Mib che cede in avvio l’1,50% per poi allinearsi con un -0,95%. 
Sulle Borse è tornata la prudenza e una certa avversione al rischio, che potrebbero durare fino alla fine dell’anno visto, scacciando la possibilità del consueto rally di Natale. A preoccupare è la continua caduta del petrolio, che se da una parte sostiene l’attività economica dall’altra pesa sull’inflazione della zona euro, già ridotta all’osso. Questa mattina il future sul Brent con scadenza gennaio 2015 è sceso fino a quota 65,30 dollari al barile, aggiornando i minimi dal settembre 2009 a cui aveva chiuso ieri. Il prezzo del greggio del Mar del Nord è sceso di oltre il 41% in questo 2014. Discesa ai minimi a 5 anni anche per il Wti a quota 62,30 dollari. 
La discesa del petrolio non brucia solo gli utili dei big energetici, come Eni che questa mattina scivola sul listino milanese sotto la soglia dei 15 euro, toccando i minimi dal novembre del 2011, ma anche la crescita di alcuni Paesi europei, come la Norvegia, il più grande esportatore di greggio dell’Europa occidentale.  A ottobre il governo di Oslo aveva previsto un Pil 2015 in crescita del 2%. La scorsa settimana l’istituto centrale di statistica norvegese ha tagliato all’1% le stime per il 2015 dal +2,1% precedente, mentre le compagnie petrolifere vedono un calo del 13% degli investimenti nel prossimo anno.
E a proposito di stime di crescita, oggi preoccupa anche la Cina da dove arrivano voci su una possibile revisione al ribasso delle stime di crescita per il 2015. Secondo alcune indiscrezioni il governo cinese sarebbe pronto a tagliare il target di crescita al 7% per il 2015, contro l’obiettivo del 2014 fissato al 7,5%. Una possibilità che graverebbe sullo scenario economico generale.
Intanto sale la tensione in Grecia, con la prospettive di elezioni presidenziali anticipate. Il governo di Antonis Samaras ha deciso di accelerare la procedura di elezione del presidente della Repubblica al 17 dicembre (inizialmente le elezioni erano in programma per il primo trimestre 2015) sperando nel successo del suo candidato  eliminando così l’incertezza politica dopo che l’Eurogruppo ha deciso di allungare di due mesi il programma di aiuti alla Grecia.