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Borsa Italiana, che fine farà con Brexit? Interesse Francia e Germania, mentre si guarda a Mts

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Cosa succederà a Borsa italiana, acquistata dal London Stock Echange, con la Brexit (sempre se la stessa Brexit si concretizzerà)? In un articolo pubblicato nel fine settimana, il Sole 24 Ore ha riportato che, in generale, nei confronti di Borsa italiana “risultano spettatori interessati Euronext, la federazione di listini europei centrata su Parigi, e Francoforte”.

Il quotidiano di Confindustria ha citato indiscrezioni su una possibile vendita della piattaforma italiana che, come risulta da uno studio di R&S-Mediobanca, da quando è stata acquisita 11 anni fa ha contribuito “addirittura per il 56% agli utili dell’Lse”.

Si comprende dunque la ritrosia di Londra a cedere un asset tanto prezioso (leggi capitalizzazione società quotate a fine 2018

Tra l’altro, uno stesso Quaderno giuridico della Consob “giudica  che non ci siano gli estremi per ‘forzare’ il distacco di Borsa italiana, nemmeno con l’utilizzo del golden power, solo per l’evento Brexit. Qualche timore, però, “riguarda l’Mts (il mercato all’ingrosso dei titoli di Stato) che, proprio venerdì scorso – prosegue il Sole 24 Ore – è tornato “italiano”, con il trasferimento del mercato dalla capogruppo UK a Borsa Spa. Una mossa sollecitata proprio dalla prudenza verso l’incognita Brexit“.

Viene ricordato come, al di là del valore economico, l’Mts abbia una valenza strategica soprattutto se si considerano i debiti che ingolfano i conti pubblici dell’Italia. Ora, questo mercato è sotto le lenti della Consob e di Bankitalia, sebbene regolamentato dal Tesoro.

“Gli intermediari specialisti sono quasi tutti grandi operatori bancari internazionali che, se il Regno Unito si scollegasse dal Continente, non sarebbero più in grado di svolgere il compito di assicurare liquidità al mercato perché dovrebbero essere riautorizzati a operare in quanto soggetti extracomunitari“.

Le autorità hanno ben presente il problema, tant’è che sono in arrivo (entro metà mese) i decreti per il mutuo riconoscimento, in applicazione delle disposizioni della Commmissione europea, che ha previsto un periodo “di grazia” di un anno per lasciare tutto come sta, anche in caso di no deal.

“Per quanto riguarda Mts, c’è poi un tema di tecnologia da preservare: il mercato utilizza la piattaforma Sia, ritenuta un fattore competitivo-chiave, con un contratto valido ancora per un biennio, mentre Londra utilizza altri sistemi”.

La notizia del ritorno a casa casa di Mts era stata anticipata lo scorso novembre dal Financial Times e dal The Economic Times poi confermata in Italia. Era stato precisato che la piattaforma sarebbe stata trasferita a Milano, in linea con il desiderio della Bce e di Bruxelles di riportarla nell’Eurozona per disciplinarla direttamente. Il ‘trasloco’ ha interessato le due piattaforme di trading obbligazionario, Ebm e Mts Cash.

Era stato anticpato che l’Mts avrebbe avuto una sede anche a Roma, con uffici amministrativi e di rappresentanza.