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La Borsa brinda all’ipotesi di un maxi-polo Mediobanca-Unicredit

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Grandi manovre sul fronte Mediobanca-Unicredit. Sono quelle su cui ragiona in queste ore il mercato dopo che un articolo del Sole 24 Ore ha riportato d’attualità un progetto del quale si parla ormai da circa due mesi, quello di un’aggregazione dei due istituti. Integrazione che secondo il quotidiano milanese sarebbe “più di un’idea”, con il dossier “già oggi una delle opzioni all’esame dei soci”. Fonti ufficiali dei due istituti hanno già smentito, ma la Borsa sembra scommettere sulla fattibilità di prossime mosse sullo scacchiere più importante del sistema finanziario italiano. Il titolo Mediobanca segna così un progresso del 4,66% a 7,750 euro e Unicredit un guadagno dell’1,54% a 1,915 euro.


Due i fattori ritenuti alla base di un prossimo scenario aggregativo: da un lato la recente mossa della Fondazione Cariverona, salita al 3,13% di Mediobanca, dall’altro il fatto che con l’aumento di capitale avviato ieri da Unicredit la garante Mediobanca arriverà a custodire da subito il 6,8% di Piazza Cordusio. Scopo di una futura aggregazione sarebbe quello di proteggere Unicredit con la forza patrimoniale di Mediobanca qualora le difficoltà dell’istituto guidato da Alessandro Profumo si dovessero aggravare nel prossimo futuro. Si tratterebbe dunque di una soluzione “di sistema”

Sullo sfondo si gioca la partita Generali (+0,77% a 19,69 euro), che in caso di aggregazione Mediobanca-Unicredit vedrebbe crescere il peso del primo azionista al 15% circa, ma anche la possibilità di un rafforzamento del ruolo di Cesare Geronzi, oggi presidente del consiglio di sorveglianza di piazzetta Cuccia, che potrebbe ambire alla guida del maxi-polo.


Restano però, sempre secondo il Sole 24 Ore, alcune variabili che potranno indirizzare le sorti del progetto: l’andamento dell’aumento di capitale Unicredit; l’approvazione dei risultati di bilancio 2008 di Unicredit e della semestrale di Mediobanca; la nomina a maggio del nuovo Cda di Unicredit. Occorreranno dunque ancora alcuni mesi per chiarire se il matrimonio tra la più grande banca commerciale italiana e la prima merchant bank del Paese potrà effettivamente realizzarsi. Un’incognita temporale cui deve necessariamente aggiungersi quella del benestare politico all’operazione.