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Borghi scuote lo spread: ‘Europa meno tossica solo con vittoria populisti a elezioni. Altrimenti, meglio che Italia lasci’

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Torna l’ansia spread, all’indomani del downgrade sul Pil italiano arrivato da Moody’s, e nella stessa giornata in cui anche la Corte dei Conti lancia un avvertimento sulla dinamica del debito e del deficit. A infiammare lo spread sono tuttavia le dichiarazioni del responsabile economico della Lega, Claudio Borghi che, nel corso di un evento a Milano, parla delle imminenti elezioni europee.

Nell’auspicare la vittoria dei partiti populisti, Borghi – che è anche presidente della Commissione Bilancio della Camera – afferma che il voto europeo è l’ultima possibilità che l’Italia ha di cambiare le cose.

“Per me è l’ultima possibilità”, afferma l’economista, aggiungendo che l’Europa diventerà “meno tossica” per l’Italia solo se i partiti di ispirazione populista riusciranno ad avere la maggioranza nel nuovo Parlamento Europeo.

Borghi spera anche che i due partiti al governo, M5S e Lega, siedano nello stesso gruppo parlamentare a Strasburgo.

“O riusciamo a cambiarla adesso, oppure dovremo uscire” dall’Unione europea, dice Borghi, stando a quanto riporta Reuters. Lo spread sale fino a quota 277 punti base, in rialzo di 3 punti percentuali, prima di ridurre i rialzi e viaggiare nel primo pomeriggio a 272 punti base.  Dal massimo intraday del 2,91%, i tassi sui BTP decennali tornano a oscillare attorno al 2,83%.

Oltre all’ennesimo downgrade sul Pil arrivato nelle ultime ore da Moody’s, oggi è stato reso noto il valore del debito pubblico italiano che, a fine 2018, si è attestato in rialzo, stando ai dati diramati da Bankitalia.

Focus inoltre sulle dichiarazioni rilasciate dal numero uno della Corte dei Conti Angelo Buscema che, intervenendo alla cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario 2019, ha affermato che “il 2019 e gli anni successivi si presentano non facili per il governo dei conti pubbò*lici pubblici, anche per effetto di uno scenario economico-finanziario che, a livello internazionale, sembra destinato a un ripiegamento non previsto solo pochi mesi fa”.

Buscemi ha aggiunto che “la meno favorevole prospettiva internazionale non può che riflettersi sul quadro macroeconomico e di finanza pubblica del nostro Paese, rendendo più stringenti i margini delle azioni di riequilibrio del disavanzo e del debito”.

“In sede programmatica gli spazi per garantire un percorso di riduzione del debito appaiono molto contenuti, ponendo il Paese su un crinale particolarmente stretto”.