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Borghi: ‘dopo tante bugie Bce si è mossa. E spread non era sceso certo per Monti’

Non manca il monito: “I sintomi del calo economico non arrivano oggi, la Bce avrebbe dovuto muoversi molto prima. Chiamatemi complottista, ma secondo me la decisione di oggi (ieri per …

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La doppia mossa della Bce di Mario Draghi? E’ stata ‘doverosa’. Così Claudio Borghi, presidente della Commissione bilancio della Camera, responsabile economista della Lega, commenta in un’intervista all’Huffington Post la decisione della banca centrale di lanciare nuove operazioni di TLTRO e di rinviare a fine 2019 (a questo punto tutti scommettono però su inizio 2020) la prima stretta monetaria in Eurozona, dopo anni di tassi a livelli rasoterra.

Borghi va anche oltre, come recita il titolo dell’articolo a lui dedicato: “Dopo tante bugie la Bce si è mossa“.

Bugie? Quali?

“Basta ascoltare le dichiarazioni di Draghi. Ad esempio che non ci fosse una relazione tra la Bce e lo spread. Sembrava che fino ad adesso andasse su e giù quasi per caso. Purtroppo non era così: appena la Banca centrale ha annunciato oggi (ieri per chi legge) i nuovi prestiti lo spread è sceso in modo più che sensibile”.

E “l’altra bugia è che andavamo male solo noi. Oggi (ieri per chi legge) Draghi però ha detto che il rallentamento della crescita si registra in tutta l’Eurozona. In buona sostanza oggi abbiamo saputo che stanno andando peggio tutti e non solo noi e che non era vero che da una parte ci sono i populisti incapaci e dall’altra quelli bravi”.

Il deputato leghista mette in evidenza anche come la doppia mossa della Bce sconfessi ciò che è stato detto per tanti anni, ovvero che lo spread abbia imboccato la strada ribassista per merito dell’ex premier Mario Monti.

Borghi ricorda quando la Bce lanciò nel dicembre del 2011 i prestiti a lungo termine per le banche, segnando l’inizio del suo attivismo:

“Solo che allora, in modo assolutamente delirante e scorretto, dissero che il calo dello spread ci fu grazie agli effetti del governo Monti. Ma in realtà fu per l’intervento della Bce”.

Viene da pensare anche al cosiddetto effetto dell’ex premier Matteo Renzi sullo spread che, così come nel caso di Monti, si è preso spesso il merito di aver fatto scendere il differenziale tra i tassi sui BTP e quelli sui Bund.

E su Twitter Borghi scrive anche che, nel caso in cui la Bce dovesse risfoderare lo strumento del Quantitative easing – ieri Draghi ha detto che questa opzione non è stata discussa ieri dal Consiglio direttivo – lo spread tornerebbe a quota 100.

Pur accogliendo con favore la mossa della Bce, l’economista non ha potuto fare a meno di rimproverare Mario Draghi & Co che, a suo avviso – come riferisce all’Huffington Post – si sarebbero mossi troppo tardi:

“I sintomi del calo economico non arrivano oggi, la Bce avrebbe dovuto muoversi molto prima. Chiamatemi complottista, ma secondo me la decisione di oggi (ieri per chi legge) è stata ritardata anche per mettere pressione all’Italia durante la discussione sulla legge di bilancio (dunque la manovra del governo M5S-Lega), con la fissazione sull’obiettivo del deficit. Conveniva a tutti cercare di metterci in difficoltà e lo spread alto è stato uno strumento di negoziazione”.

Da doppia mossa Bce forti vendite euro

Focus intanto sul terremoto che si è abbattuto sui mercati con la doppia mossa della Bce:

L’euro è ora in lieve ripresa, dopo essere scivolato al minimo in 21 mesi, dopo il pessimo downgrade sull’outlook dell’economia dell’area euro da parte dell’Eurotower, e la relativa decisione di lanciare, per l’appunto, il doppio jolly: cambiare la forward guidance sui tassi e lanciare nuovi programmi di TLTRO, per erogare finanziamenti a tassi agevolati alle banche.

Il forte downgrade del Pil dell’Eurozona relativo al 2019 – ora atteso in rialzo dell’1,1%, rispetto al +1,7% atteso – e la politica monetaria di Mario Draghi & Co, che rimane fortemente accomodante, hanno portato l’euro a capitolare a $1,1176, valore più basso in 21 mesi, esattamente dal luglio del 2017.

Contestualmente l’avversione al rischio che non ha risparmiato né Wall Street né l’azionario asiatico, ha portato gli investitori a riscoprire l’appetibilità dei titoli dei debiti sovrani.

Boom di richieste per la carta italiana, con i tassi a due anni precipitati al minimo dal maggio del 2018, in calo di 14 punti base, allo 0,128%. I rendimenti sui BTP decennali italiani sono crollati di oltre 12 punti base, al 2,492%, minimo dal luglio del 2018.

I decennali dei Bund tedeschi sono scivolati al valore più basso dall’ottobre del 2016, ovvero in più di due anni, con una flessione di 4,1 punti base, allo 0,089%. Il risultato è che lo spread BTP-Bund è sceso di oltre -2% posizionandosi al di sopra di quota 240 punti base.