Boom di richieste per Bot e Ctz. Rendimenti giù. Attenzione alla mina Berlusconi-Colle

Inviato da Micaela Osella il Mer, 23/02/2011 - 12:11

Offerta boom per Bot e Ctz. Il Tesoro ha collocato l'ammontare complessivo di 11,5 miliardi di euro di Bot semestrali e Ctz dicembre 2012. Nel dettaglio, il Bot a sei mesi è stato assegnato per 9 miliardi al prezzo di 99,336 e al rendimento medio ponderato di 1,307%, contro l'1,421% dell'asta di fine gennaio sulla medesima scadenza. Il rapporto domanda-offerta si è attestato a 1,555 dal precedente 1,817. La quinta trance del certificato zero coupon è stata invece assegnata per 2,5 miliardi, a 95,470 per un rendimento del 2,550% dal 2,626% di gennaio. Il bid-to-cover è passato in questo caso a 1,683 dal precedente 1,971. Come osserva Luca Cazzulani, strategist di Unicredit, "l'offerta dei Bot a sei mesi ha sicuramente avuto un buon successo in termini di rendimento: il tasso è calato di 11 punti base rispetto a fine gennaio. Il risultato va considerato positivo sia nell'ottica dell'emittente - che colloca in termini più favorevoli - sia per l'investitore che acquista in una fase di mercato più tranquilla sui periferici, come testimonia anche la discesa del rendimento al di sotto dell'Euribor semestrale, fissato oggi a a 1,367%".

"Il livello della domanda è lievemente inferiore a quello del mese scorso ma un bid-to-cover come quello odierno resta ampiamente in linea a quello delle ultime dodici aste", aggiunge l'esperto, che nota che il rapporto tra domanda e offerta è leggermente calato anche sul Ctz, "probabilmente in ragione del marcato apprezzamento nel pre-asta - il titolo ha infatti aperto con un rendimento di 2,70% contro i 2,55% del collocamento". Anche secondo Luca Jellinek, alla guida del team dei tassi di interesse del Credit Agricole Cib a Londra "le aste a breve in Italia continuano a mostrare la mancanza di preoccupazioni sul mercato. Nel dettaglio, l'asta Bot ha registrato un buon risultato, in linea con le altre aste. Il collocamento dei Ctz ha registrato una buona copertura".

"I rendimenti sono scesi e, considerando che i tassi sono in generale in salita, significa che l'Italia sta performando veramente bene. I bid-to-cover sono stati abbondanti, quindi direi un ottimo esito per le aste: l'andamento è stato ceorente con il pre e il post asta, senza movimenti schizofrenici", segnala uno specialist di una banca italiana. "Dunque, accoglienza molto buona, tutto tranquillo, se fossi il Tesoro sarei veramente contento". Anche Angelo Drusiani di Albertini Syz segnala che l'asta di questa mattina nel complesso è buona, soprattutto alla luce dei rendimenti che erano cresciuti in maniera eccessiva. "La tendenza è in atto da qualche settimana: sta continuando la discesa dei rendimenti con un ritorno alla pseudo normalità. Eravamo saliti in maniera eccessiva nei mesi scorsi. L'Italia era stata condizionata dalla speculazione che aveva colpito gli altri Periferici, mentre adesso gli investitori si sono accorti che il rapporto rischio/ rendimenti è interessante", segnala l'esperto.
 
Anche Biagio Lapolla di Royal Bank of Scotland segnala che a favore dell'asta italiana ha giocato il clima di aspettative positive che gli investitori nutrono sulla risoluzione della crisi del debito. "Alla fine dell'anno scorso non c'era una risoluzione alle porte, adesso sembra che i policy makers abbiano iniziato a parlare con un linguaggio solidale e il mercato è rientrato per questo", argomenta l'esperto. "C'è stato un miglioramento politico sulla scena europea". All'ombra dello Stivale invece si sta consumando un nuovo braccio di ferro tra il premier Silvio Berlusconi e il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Ieri Berlusconi ha fatto un passo indietro, almeno ufficialmente, di fronte al clamoroso stop di Napolitano al decreto-legge Milleproroghe, provvedimento che era ormai in dirittura d'arrivo a Montecitorio. Non va il metodo, che elude l'esame preventivo del Colle, nè la dilatazione abnorme dei contenuti, ha messo nero su bianco il Capo dello Stato. Condivido i rilievi e ne terrò conto, ha risposto il presidente del Consiglio nel corso di un faccia a faccia di 30 minuti al Quirinale convocato dopo l'invio di una lettera di richiamo del presidente della Repubblica per vari aspetti senza precedenti. Il premier avrebbe assicurato il suo impegno a modificare il testo ma avrebbe anche fatto presenti le possibili obiezioni del ministro dell'economia Giulio Tremonti, che ha voluto l'attuale maxiemendamento. Non era finora successo che il capo dello Stato dichiarasse così apertamente che una legge all'esame del parlamento apparisse talmente in contrasto con la Costituzione da renderne probabile la mancata promulgazione.
 
Napolitano segnalando le pecche ha dato a governo e Parlamento l'opportunità di rimettere in extremis il provvedimento sui binari della Costituzione. Come? Fra le righe il messaggio è chiaro: riportando il testo al contenuto originario da lui autorizzato ed inserendovi al più le modifiche che si ritengano conformi ai principi costituzionali. Da qui l'ipotesi di un maxi-emendamento. Ma c'è da tenere conto del consenso di chi non vorrebbe mollare la zavorra e anche di una corsa contro il tempo, perchè il dl dovrebbe ripassare anche del Senato entro il primo marzo. La mossa di ieri non abbassa comunque la tensione fra i due presidenti. Esprime l'estrema preoccupazione di Napolitano per i rischi di una deriva del paese, di una delegittimazione delle istituzioni che può attuarsi a forza di strappi, di conflitti, di contrapposizioni e di deroghe valori, principi, procedure fissati dalla Costituzione. Per uscire dall'empasse sul milleproroghe dopo i rilievi arrivati ieri dal Colle l'ipotesi che starebbe prevalendo è quella di approvare il testo così come uscito da Palazzo Madama. Mantenendo cioè le oltre 100 modifiche inserite nel passaggio parlamentare da Governo, maggioranza e opposizione. Poi si ricorrerebbe a provvedimenti successivi per correggere le norme non strettamente attinenti al testo originario.
 
Le norme cioè che non sono compatibili con lo slittamento dei termini. Proprio per mettere a punto il percorso del decreto il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, salito oggi al Quirinale formalmente per aggiornare il Capo dello Stato sulla situazione economica in vista del G20, dovrebbe incontrare la maggioranza alla Camera. Poi sono attese le comunicazioni del Governo in aula. "La maggioranza sta crescendo e dunque per adesso si va avanti con Berlusconi", ha fatto quadrato il leader della Lega Umberto Bossi conversando con i cronisti in Transatlantico al Senato che gli sono tornati a chiedere di eventuali elezioni. E se ci dovessero essere problemi con i processi? Lo incalzano i giornalisti. Speriamo che vada bene, ha sibilato il Senatur. D'altra parte, ha ricordato Bossi, scherzando di come una volta ha fatto cadere Berlusconi. Ma un fatto è certo: "tutti parlano, ma Berlusconi è l'unico che ha i voti per darci il federalismo e io sono pragmatico".
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