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Il boom dell’oro e dell’argento

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La nuova impennata della domanda di metalli preziosi coincide con una riduzione della produzione nelle miniere e con la firma del nuovo accordo tra le banche centrali dei paesi più industrializzati per limitare le operazioni di vendita delle proprie riserve auree
Le quotazioni di oro e argento hanno toccato i livelli più elevati degli ultimi 25 e 23 anni, alimentate dal sempre più folto numero di investitori che cercano un porto alternativo sia ai listini azionari ( da molti considerati sopravvalutati) sia alle opportunità offerte da un mercato obbligazionario che sta facendo i conti con la continuità di medio termine della politica monetaria restrittiva della Federal Reserve.
A Londra, la quotazione dell’oncia ( 33 grammi) d’oro è cresciuta ieri dell’1,2%, salendo fino a quota 580,5 dollari (intorno ai 480 dollari al cambio vigente), che si traduce nel suo valore più alto dal gennaio del 1981. L’oncia di argento è avanzata del 3,1%, portandosi a 11,5 dollari (quasi 9,5 euro), un valore che non veniva sperimentato dal lontano settembre del 1983. Nel caso dell’argento, il rialzo di breve termine è davvero sorprendente, con una rivalutazione del 17% negli ultimi trenta giorni.
L’impennata dell’argento è dovuta all’approvazione da parte dell’entità che regola i mercati finanziari nordamericani ( la Securities and Exchange Commission o Sec), di un fondo indicizzato al prezzo dell’argento che faciliterà l’ingresso dei piccoli investitori a questo segmento di mercato. L’intervento dei piccoli investitori viene letto dagli esperti come una possibile compensazione all’eventuale svalutazione del biglietto verde. Infine, l’oncia di platino ha registrato una quotazione record di 1.086 dollari (895 euro), confermando la sua fama di metallo più caro del pianeta.
Nel caso della ‘reliquia barbara’ – secondo il grande economista John Maynard Keines – va ricordato che per centinaia di anni ha svolto il ruolo di punto di riferimento del valore, interscambio commerciale e accumulazione di ricchezza tutelata dalle grinfie dell’inflazione. Attualmente il metallo giallo brilla di luce propria, da quando ha iniziato la sua scalata nel 2002, periodo in cui l’oncia quotava poco più di 300 dollari. Alla fine degli anni novanta, nessun analista finanziario è stato capace di anticipare questo rialzo, e tutti sostenevano all’unisono che l’oro aveva perso la sua peculiarità di bene rifugio ( il luogo ideale in cui gli investitori cercavano rifugio in tempi permeati da incertezze politiche ed economiche, o in caso di impennate inflazionistiche). Per tali motivi, l’oncia ha raggiunto un prezzo massimo di 800 dollari alla fine del 1979, nel pieno della rivoluzione iraniana, quando la carestia di petrolio faceva impennare l’inflazione oltre il 10%.
Gli operatori finanziari sostengono che i mercati siano attraversati da un’enorme quantità di denaro che cerca buone performance, ma che la quantità di materie prime è limitata. E d’accordo con la legge della domanda e dell’offerta, i prezzi salgono. L’incognita si concentra sulle probabilità che si inneschi una fase dominata dalle prese di beneficio. Nel 2005, l’oro è stata una delle forme di investimento più redditizie, con una rivalutazione del 17,5%. Quest’ultimo incremento ha permesso all’oro di consolidare la pausa del 2004 ( anno in cui è cresciuto solo del 5%), dopo i balzi in avanti del biennio 2002- 2003 ( rispettivamente + 25% e + 20%).
La nuova impennata della domanda di metalli preziosi coincide con una riduzione della produzione nelle miniere e con la firma del nuovo accordo tra le banche centrali dei paesi più industrializzati per limitare le operazioni di vendita delle proprie riserve auree ( normalmente contabilizzate nei bilanci delle Banche Centrali a 35 dollari l’oncia, il valore fissato a Bretton Woods, rimasto valido dal1944 al 1971- 73). Nel 2005, la domanda di oro ha toccato il livello record di 53.600 milioni di dollari (44.170 milioni di euro) con una crescita del 26% della domanda di oro da investimento e del 14% per il metallo destinato alla lavorazione dei gioielli ( trainato dalla forte espansione del mercato indiano). A cura di www.fondionline.it