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Boom dei prezzi alimentari spinge l’inflazione dei Paesi emergenti, quella cinese attesa ai massimi a 30 mesi

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L’aumento delle pressioni inflattive, complice il balzo dei prezzi alimentari, minaccia di rimanere anche questa settimana il tema dominante sui mercati, a partire da domani quando arriverà l’attesa lettura di gennaio sull’inflazione cinese. Nel primo mese del 2011 è atteso un balzo ai massimi dal luglio 2008 al 5,4 per cento annuo dal 4,6% di dicembre. A meno di 24 ore dalla diffusione del dato, sul mercato si sono diffuse previsioni meno preoccupanti. In particolare la Central China Securities, citando la speculazione, ha parlato di un possibile rialzo limitato al 4,9% annuo, ben al di sotto delle previsioni. L’ufficio nazionale delle statistiche cinese annuncerà l’indice ufficiale dei prezzi il 15 febbraio alle 03.00 ora italiana.


Gli economisti che prospettano che a gennaio si verifichi un rialzo sostenuto delle pressioni inflattive in primo luogo a causa del boom dei prezzi dei prodotti alimentari che tendono tradizionalmente a salire in Cina prima dell’arrivo del nuovo anno lunare, iniziato il 3 febbraio di quest’anno. Il mese scorso, inoltre, i prezzi alimentari sono cresciuti più velocemente del solito a causa della siccità che ha colpito le regioni del Nord. Siccità che ha comportato il raggiungimento dei nuovi livelli record per il prezzo del grano.


L’aumento dei prezzi al consumo del gigante asiatico si era attenuato al 4,6% in dicembre dopo il 5,1% di novembre. Nel luglio 2008 l’indice dei prezzi era aumentato del 6,3%. Per l’anno in corso le attese degli economisti sono di un’inflazione media del 4,55%, in aumento dal 3,33% del 2010. Secondo la Food and Agriculture Organization (Fao), l’agenzia dell’Onu per l’ agricoltura, 5.16 milioni di ettari dei 14 milioni di ettari di terreno coltivato a grano in Cina sono stati colpiti dalla siccità. Ed è previsto un grosso impatto negativo della siccità sul prossimo raccolto di frumento invernale in Cina, che è il più grande produttore e il più grande consumatore mondiale di grano.


Aumento delle pressioni inflattive che la scorsa settimana ha spinto la banca centrale cinese a effettuare il terzo rialzo sui tassi in 5 mesi. Il 10 febbraio la Banca centrale di Pechino ha alzato di altri 25 punti base sia il tasso di interesse sui depositi bancari (dal 2,75% al 3%) sia quello sui prestiti (dal 5,81% al 6,06%). Da ottobre 2010 la Cina ha alzato i tassi di riferimento dello 0,75%.

Stretta sui tassi più vigorosa quella che sta portando avanti l’altra potenza emergente asiatica, l’India, che ha aumentato il costo del denaro dell’1,75% nell’ultimo anno portandoli lo scorso 25 gennaio al 6,5%. La banca centrale indiana a gennaio ha rivisto al rialzo le stime sull’inflazione, vista al 7% a fine marzo contro il 5,5% stimato in precedenza. L’indice dei prezzi all’ingrosso a gennaio, diffuso oggi da  si è attestato all’8,23% a/a rispetto all’8,43% di dicembre (il consensus era 8,1%). Il ministro delle finanze indiano, Pranab Mukherjee, ha rimarcato oggi che il target del 7% potrebbe non essere raggiunto per la fine dell’anno fiscale a causa del balzo dei prezzi alimentari elevati. Prezzi alimentari saliti del 15,7% a gennaio dal 13,6% del mese precedente.