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I Bonos spagnoli non tradiscono: niente flight to quality, il mercato preferisce il rischio

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Sono giorni intensi per il mercato primario del debito pubblico nell’eurozona. Dopo la delusione della vigilia per l’emissione dei Bobl tedeschi, stamattina è stato il turno della Spagna. Questa volta le attese non sono andate deluse. Madrid ha emesso titoli di Stato a tre anni: ha piazzato Bonos per 2,5 miliardi a un rendimento medio del 3,717% rispetto al 2,527% offerto nell’asta del 7 ottobre scorso, quando la domanda fu 2,16 volte superiore all’offerta. Con una domanda pari a 2,5 volte l’offerta.
Un copione che si è presentato già ieri con l’asta portoghese, che ha fatto l’en plein ma sempre a fronte di rendimenti in salita. Niente fuga verso la decantata qualità dunque. Gli investitori, che in realtà non hanno molta voglia di fare acquisti di questi tempi, se proprio devono sembrano privilegiare il rischio. Dall’altra parte nessun porto in Eurolandia è ormai percepito come sicuro: ieri la Germania ha deluso. Per la seconda volta di fila l’emissione tedesca è andata tecnicamente fallita, colpa di rendimenti troppo bassi.
La prospettiva che Berlino possa essere il Paese chiamato a staccare l’assegno più sostanzioso nel caso di una catena di salvataggi dalla Grecia all’Irlanda, dal Portogallo alla Spagna non solletica molto chi è a caccia di  affari in vista della chiusura dell’anno.
La domanda per l’asta spagnola è stata molto forte e il tasso medio alto. Il tutto indica che la percezione al rischio della Spagna sta salendo: il governo è stato costretto a offrire rendimenti più alto per garantire la buona riuscita dell’operazione”, commenta Carmela Pace di Mps Finance. “Le tensioni sembrano essere rientrate, per il momento. In realtà i mercati sono alla finestra in attesa del discorso che il presidente della Bce, Jean Claude Trichet, terrà oggi pomeriggio”.
Si tratta di un appuntamento che avrebbe dovuto porre la prima pietra miliare per l’exit strategy messa in piedi dalla Bce per affrontare le situazioni di emergenza, ma l’ordine del giorno è stato stravolto. Trichet è chiamato a delineare le nuove misure di carattere straordinario dopo l’escalation della crisi dei debiti sovrani montata negli ultimi giorni.

Che la situazione sia in divenire, al di là del clima di apparente tranquillità che si respira sulle Borse, è evidente. Da Madrid rimbalza l’indiscrezione che a giorni si terrà una riunione straordinaria dell’Ecofin: verrà fatto il punto sullo stato di crisi dell’Eurozona. Anche perché è duro toglier il fiato agli speculatori. Dalle colonne del Wall Street Journal chi è a caccia di complotti oggi viene accontentato: Spagna e Italia sarebbero in pressing sulla Bce affinché adotti misure volte ad allentare la crisi. L’indiscrezione è sbattuta niente meno che nell’apertura in prima pagina del quotidiano americano.

L’Italia e la Spagna, che insieme al Portogallo, sembrano essere più a rischio contagio dalla crisi dei debiti sovrani in Europa, sono in prima linea nel chiedere alla Bce azioni più decisive per combattere la crisi, imbocca il WSJ, che cita fonti ufficiali vicino alla vicenda. Per rendere più succoso il tutto, viene fatto riferimento alla riunione tra il presidente della Commissione Europea, Barroso, il presidente del Consiglio Europeo, Van Rompuy, il premier italiano Berlusconi, il primo ministro portoghese Josè Socrates e quello spagnolo Zapatero a Tripoli. Il giornale scrive che in quell’occasione la Spagna avrebbe chiesto alla Ue un’azione più efficace e veloce per contrastare i mercati.

Ciò significa una estensione del programma di acquisto dei bond dei paesi periferici di Eurolandia da parte della Bce, che non può rimanere un fantasma con le mani legate dai tedeschi. Proprio nel tentativo di smarcarsi dalla speculazione è intervenuto il ministro dell’Economia tedesco, Rainer Bruederle: ci sono buone possibilità che Portogallo e Spagna ce la possano fare senza ricorrere al meccanismo di salvataggio della zona euro. Il ministro ha detto di ritenere sufficienti i livelli attuali del fondo di salvataggio e ha aggiunto di non credere alle speculazioni che ipotizzano un ritorno alle valute nazionali della zona euro, definendo questo scenario “non realistico”.