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Bond, Arrivano i primi corporate europei con rendimenti negativi. Utili alle aziende per rifinanziare il debito

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E alla fine sono arrivati anche i corporate bond europei con rendimenti negativi. Se non è una novità per alcuni governativi dell’Eurozona, questi bond rappresentano tuttavia un elemento di novità per le società, che chiedono agli investitori di assumersi il rischio di credito. Per le obbligazioni con rendimenti negativi, infatti, il prezzo di mercato è maggiore delle cedole restanti e del capitale. Gli emittenti vengono perciò pagati per prendere in prestito denaro, mentre gli investitori che detengono le obbligazioni fino alla scadenza perderanno sicuramente dei soldi.
 
Istituzionali tra corporate e governativi
 
Le obbligazioni emesse di recente offrivano rendimenti negativi per lo 0,05% su un arco temporale di due anni e tre anni e mezzo. Ma per quale ragione un investitore dovrebbe comprare queste obbligazioni? “Anche se appaiono basse in maniera irrazionale, tali obbligazioni corporate investment grade a breve scadenza potrebbero offrire del valore ad alcuni investitori”, dice Enzo Puntillo, responsabile delle strategie obbligazionarie di GAM. Che aggiunge: “Investitori regolamentati, come assicurazioni e fondi pensione, sono essenzialmente acquirenti obbligati e non possono perciò essere inquadrati come attori irrazionali. Per loro, obbligazioni societarie investment grade con brevi scadenze rappresentano un’opzione decisamente migliore rispetto a un governativo tedesco a due anni, che offre un rendimento negativo dello 0,64 per cento”.
 
Ingegneria finanziaria
 
Questi rendimenti negativi non devono essere attribuiti a un comportamento irrazionale da parte degli investitori, quanto piuttosto alla politica monetaria delle Banche centrali e al loro obiettivo di mantenere i tassi artificialmente bassi. “Le Banche centrali europee hanno mantenuto volontariamente i tassi bassi per stimolare la crescita economica – commenta Puntello – Tuttavia, le società stanno usando i soldi raccolti tramite le emissioni obbligazionarie principalmente per obiettivi di ingegneria finanziaria, come per esempio il rifinanziamento di un debito più costoso e operazioni di buyback, piuttosto che per destinarli all’economia reale”. “Dal nostro punto di vista le Banche centrali dovrebbero cominciare a fare un passo indietro e lasciare che i governi mettano in campo le tanto necessarie riforme strutturali. Ciò dovrebbe finalmente dare uno slancio sostenibile alla crescita economica, auspicabilmente prima che l’approccio irrazionale diventi il più seguito dagli investitori”, conclude Puntillo.