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Bollorè lancia Opa sull’11% di Blue Solutions. Sviluppi Mediaset-Vivendi, con rumor Telecom

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Il gruppo di Vincent Bollorè, il finanziere bretone che detiene partecipazioni rilevanti nel mondo della finanza italiana e che ha fatto parlare molto di sé negli ultimi mesi per i ripetuti blitz di Vivendi su Mediaset, è pronto a lanciare un’Opa sull’11% del capitale di Blue Solutions che ancora non detiene. Bollorè, stando a quanto comunica una nota, proporrà agli azionisti della filiale specializzata nello stoccaggio di elettricità e che desiderano ritirarsi una possibilità iniziale di vendere le loro azioni a 17 euro l’una, ricordando che Blue Solutions è sbarcata in Borsa alla fine del 2013, a 14,50 euro (al momento il titolo è scambiato al di sotto dei 10 euro)

Nel rendere nota l’intenzione di “continuare ad investire a lungo termine” in Blue Solutions, Bollorè comunica che il piano di Opa sarà depositato all’Amf, la Consob francese, entro la fine del primo semestre. Agli azionisti che decideranno di mantenere i loro titoli verrà offerta una seconda finestra di uscita dopo la pubblicazione dei conti 2019.

Pubblicati intanto i risultati del gruppo Bollorè, che nel 2016 ha assistito a una flessione dell’utile netto di competenza pari a -22%, a 440 milioni di euro. Il bilancio ha scontato gli effetti della ‘della debole congiuntura internazionale’ sulla principale divisione, quella dei trasporti e della logistica.

Il risultato operativo del gruppo è sceso dell’11% a 627 milioni. Il risultato finanziario è stato pari a 164 milioni contro 187 milioni nel 2015, con 325 milioni di dividendi netti provenienti da Vivendi. In calo il contributo all’utile netto del gruppo Bolloré da parte delle società contabilizzate a patrimonio netto, pari ad appena 20 milioni rispetto all’apporto di 104 milioni del 2015: ha inciso il deprezzamento della quota in Mediobanca per 58 milioni, rispetto alla rivalutazione di 28 milioni nel 2015.

Bollorè è da tempo arroccato nei palazzi della finanza italiana. E’ secondo azionista di Mediobanca, con una quota dell’8%. Attraverso  Vivendi – di cui è azionista di maggioranza con il 26,37% dei diritti di voto di Vivendi e il 20,65% del capitale – detiene una partecipazione in Telecom Italia a un soffio dalla soglia del 24% che lo costringerebbe a lanciare un’Opa.

Sul dossier Vivendi-Mediaset, che è finito fino ai banchi del Tribunale di Milano, i raid ripetuti dell’estate scorsa di Bollorè, che hanno fatto parlare in Italia di un tentativo di scalata ostile, hanno portato il colosso francese a detenere una quota del 28,80% del capitale e del 29,94% dei diritti di voto , per un investimento di 13 miliardi di euro.

Negli ultimi giorni la Stampa ha scritto come, secondo le accuse presentate dai legali di Silvio Berlusconi, ora agli atti dell’inchiesta che vede Bollorè e l’AD di Vivendi Arnaud de Puyfontaine iscritti nel registro degli indagati per aggiotaggio, in merito alla scalata di Mediaset dal gruppo francese, Vivendi avrebbe realizzato una “plusvalenza illegale di oltre mezzo miliardo di euro con una compravendita di titoli avvenuta in buona parte all’estero attraverso misteriosi investitori, tra il luglio e il dicembre dell’anno scorso, approfittando prima del crollo (pilotato) e poi del rialzo quasi al doppio delle azioni Mediaset”. 

Ma è stato lo stesso ceo di Vivendi a porgere ieri un ramoscello d’ulivo a Mediaset, sottolineando di “vedere ancora “il bicchiere mezzo pieno (..) Abbiamo l’opportunità unica di creare una proposta forte fra due società come Mediaset e Vivendi e creare un player molto forte a livello europeo. Questo è un progetto fantastico”. Uscendo dall’audizione con l’Agcom De Puyfontaine ha detto di avere apprezzato “molto la qualità della discussione” ringraziando l’Agcom “che ci ha permesso di spiegare la situazione, questa la ragione per cui ad aprile dell’anno scorso c’era un piano strategico che andava bene per Mediaset e Vivendi ed era un progetto molto valido”. Proprio in merito all’Agcom, Il commissario Antonio Nicita è tornato sul tema Mediaset – Vivendi, ribadendo che il pronunciamento sulla compatibilità con la legislazione vigente della presenza di Vivendi sia nel capitale di Telecom Italia che di Mediaset verrà espresso  entro il prossimo 21 aprile.

Sullo sfondo, le ipotesi di mercato, secondo cui a Mediaset Premium resterebbe ora l’opzione di una vendita a Sky o di un’alleanza con Telecom. Ieri, Pier Silvio Berlusconi ha reso noto che Mediaset parteciperà alle prossime aste dei diritti del calcio, senza escludere di farlo insieme a Telecom Italia.

“Alle aste parteciperemo, con quali probabilità di vincere lo vedremo e dipende dal mercato. Come già detto a Londra avremo un approccio opportunistico”. E, nel rispondere a una domanda sulla possibilità di partecipare con Telecom, ha detto: “Capisco che l’ipotesi sia affascinante, tutto è possibile adesso siamo in una fase molto fluida. Con questo non voglio dire si, c’è una apertura”.

Sempre ieri Pier Silvio Berlusconi ha affermato che “l‘affaire Premium ci ha dato una mazzata. Non sto parlando di perdite ma ha peggiorato i conti di Mediaset di una cifra vicino ai 100 milioni”.  Sui fattori dell’impatto negativo, Berlusconi ha spiegato: “Dalla copertura sulle azioni perché c’era uno scambio di azioni (nell’accordo con Vivendi, ndr) al periodo di interim management di Premium in cui ci hanno fatto comprare e fare accordi su cose che non avremmo fatto fino al rallentamento della politica commerciale. E’ stata una mazzata, ma nel 2017 ci rifaremo”.