Bolla sulle obbligazioni all’orizzonte. Parola di Marc Faber

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Il solito inguaribile pessimista. Non servono altri aggettivi per definire Marc Faber, uno dei più noti guru di Wall Street e autore della newsletter di culto “The Gloom, Boom & Doom“. Nel corso dell’annuale simposio organizzato da The Sagres Group presso il Centro di Studi Bancari di Lugano, Faber ha fornito oggi la versione aggiornata della sua visione catastrofistica dei mercati .


Secondo l’economista l’insensata politica monetaria della Federal Reserve sta creando i presupposti per nuove bolle sui mercati finanziari. La banca centrale americana – ha chiarito – è infatti esclusivamente impegnata a stampare sempre più dollari per finanziare il colossale debito pubblico Usa. Un’operazione che ha generato un eccesso di liquidità che difficilmente potrà essere riassorbito senza traumi dal mercato. Con l’aggravante che non ci sono più spazi di manovra per nuovi interventi diretti sui tassi di interesse.

In questo scenario le prime vittime dell’inevitabile (secondo Faber) scoppio della bolla dovrebbero essere i titoli di Stato e in particolare i Treasury americani, quelli che stanno maggiormente beneficiando della politica dei tassi tendenti a zero decisa dal governatore della Federal Reserve, Ben Bernanke. Ma anche gli investimenti in liquidità, in azioni e nelle stesse materie prime potrebbero accusare contraccolpi non indifferenti.


La view per i prossimi mesi non può quindi essere che pessimista, ha precisato Faber. Deflazione ed inflazione saranno i temi dominanti con cui le banche centrali internazionali saranno costrette a confrontarsi. Nei paesi sviluppati, dove la crescita economica tarderà ad affermarsi, difficilmente assisteremo ad un’impennata dell’inflazione, eccezion fatta per i beni primari. Viceversa nei paesi emergenti che attualmente beneficiano del forte afflusso di capitali esteri, dovrebbe materializzarsi una repentina e generalizzata spinta inflazionistica che andrà a raffreddare la crescita economica su scala globale.


In questo scenario appare arduo effettuare delle scelte di investimento ponderate. Faber consiglia di stare ben lontani dai titoli di Stato, soprattutto da quelli a lunga scadenza. Il suo cronico pessimismo si affievolisce, anche se solo parzialmente, quando si parla di azioni, considerato che storicamente l’equity ha fornito interessanti occasioni di guadagno anche con mercati fortemente altalenanti. La visione si fa maggiormente positiva sulle materie prime (in particolare sui metalli preziosi), che inevitabilmente beneficeranno della spinta propulsiva in arrivo dai mercati emergenti. Anche sulle commodity, però, bisogna stare molto attenti e cercare punti di ingresso a prezzi maggiormente convenienti rispetto a quelli attuali.


Faber ha concluso il suo intervento sottolineando come i governatori delle banche centrali siano oramai ostaggi dei mercati inflazionati. La crisi attuale non è riuscita a pulire il sistema dalle inefficienze che la hanno creata e per questo il quadro tratteggiato da Faber non esclude che nei prossimi anni si possa assistere ad un crescente numero di default statali. Secondo l’esperto la coda finale della crisi potrebbe quindi non essersi ancora materializzata. E’ quasi inutile aggiungere che per Faber “è’ solo questione di tempo”.


Marco Berton

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