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Bolla Bitcoin: torna verso 10.000 $ dopo -15% di ieri, ma la correzione più violenta deve ancora arrivare

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Il Bitcoin ha chiuso il mese di novembre con un saldo stratosferico di +55% nonostante il forte ritracciamento dai massimi delle ultime giornate. La giornata di ieri ha visto scattare violente vendite sulla criptovaluta che nel giro di un giorno è passata dai massimi storici a 11.363,99 dollari a un minimo di 9.295,79 dollari, ossia un tonfo nell’ordine del 15%. Secondo quanto riportato da Bloomberg lo scivolone è collegato all’interruzione intermittente di alcune piattaforme su cui è scambiata la valuta virtuale.
Anche questa mattina le quotazioni della criptovaluta si mantengono altamente volatili con un calo del 4% in area 9.500 dollari per poi tornare in territorio positivo a ridosso di quota 10.000 dollari come indicato dal Bitcoin Price (BPI) di CoinDesk.

Già da diversi mesi molti operatori gridano al rischio bolla. Secondo il premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz andrebbe messo fuorilegge. Nel breve termine diversi analisti prefigurano la possibilità di una violenta correzione dettata da ragioni tecniche. “Una correzione potrebbe riportare bitcoin al livello precedente di supporto grafico di circa 7.500 dollari, con un calo del 20% rispetto al prezzo corrente”, ha affermato Shane Chanel, consulente azionario e azionario di ASR Wealth.

IPOTESI DOJI RIBASSISTA

L’analisi del grafico del bitcoin suggerisce quindi l’aumento del rischio di un pullback più profondo nel breve periodo. Shane Chanel e altri analisti parlano di possibile “doji ribassista” considerando anche gli alti volumi in coincidenza con gli ultimi ribassi.
Una candela di inversione potrebbe essere in via di formazione. Una candela doji si forma quando l’apertura e la chiusura sono praticamente uguali. Un’inversione del doji ribassista si verifica quando la candela doji è seguita da una grande candela rossa e indica un cambiamento di tendenza da rialzista a ribassista. In aggiunta, la credibilità dell’avvio di uno scenario ribassista è avvalorata dal fatto che i volumi sono aumentati durante il calo dei prezzi nelle ultime 24 ore.

LA GRANDE ASCESA

Il prepotente rally degli ultimi mesi, in scia al balzo della domanda e all’imminente arrivo di futures sulla criptovaluta, ha portato a quotazioni più che decuplicate rispetto ai livelli di inizio anno e anche dopo l’ultimo ritracciamento il bilancio rimane di oltre +920%.

Ieri il Bitcoin è scivolato nonostante l’arrivo della notizia che anche il Nasdaq prevede di lanciare futures sulla criptovaluta nel 2018. Le indiscrezioni parlano di un possibile lancio nel secondo trimestre del prossimo anno. Nelle scorse settimane era stato CME Group ad annunciare l’imminente lancio, atteso tra fine anno e inizio 2018, del suo futures che sarà regolato in contanti sulla base del CME CF Bitcoin Reference Rate (BRR) che fungerà da tasso di riferimento puntuale del prezzo in dollari USA del bitcoin.

Il presidente di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros-Pietro, ha avvisato circa l’elevata rischiosità del bitcoin. “La valuta digitale non è adatta una banca come noi e a una clientela retail“, ha detto Gros-Pietro a margine dell’Italy Corporate Governance Conference. Intesa sanpaolo non intende quindi attivarsi in operazioni che riguardano il Bitcoin.

Freddo verso il bitcoin anche l’amministratore delegato di Goldman Sachs, Lloyd Blankfein: “Non è una cosa per me, ma ci sono state tante cose in passato che non erano per me e hanno funzionato molto bene. se tra vent’anni mi chiedessero perché ha funzionato, potrei spiegarlo ma basandomi sui fatti che ho ora non posso dire se funzionerà”.