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BOJ: bazooka monetario rimane, ma c’è un grande annuncio. I mercati lo hanno captato?

La banca centrale ha mantenuto invariato il target sui tassi dei bond governativi a 10 anni e in generale a lungo termine, attorno allo zero per cento, così come ha …

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Un cambiamento significativo di politica monetaria, da parte della BOJ (Bank of Japan, guidata dal governatore Haruhiko Kuroda), c’è stato: tanto che qualcuno parla di grande novità emersa dal comunicato della banca centrale del Giappone. L’istituto ha mantenuto invariato il target sui tassi dei bond governativi a 10 anni e in generale a lungo termine attorno allo zero per cento, così come ha deciso di lasciare fermo il target stabilito per i tassi di interesse a breve termine al -0,1%. Fin qui, nessuna novità.

La grande notizia è che la banca centrale ha reso noto che la propria politica monetaria sarà più flessibile riguardo alla definizione del target dei tassi di lungo termine.

L’annuncio è arrivato dopo le speculazioni montate la scorsa settimana, secondo cui la BOJ avrebbe attivamente discusso l’opzione di apportare cambiamenti cruciali alle propria strategia: tali indiscrezioni erano state tali da scatenare un forte smobilizzo dei bond giapponesi, e di conseguenza un altrettanto forte balzo dei tassi a 10 anni, balzati al record in quasi sei mesi.

Oggi, i rumor sono stati in parte affossati dall’ammissione dell’istituto, che è stato costretto a riconoscere – per l’ennesima volta – che “ci vorrà più tempo del previsto”, affinché il suo target per l’inflazione, fissato al 2%, venga raggiunto.

Di conseguenza, subito dopo l’annuncio, una reazione dei tassi sui Treasuries, del dollaro-yen e della borsa di Tokyo c’è stata, con il mercato che per un po’ ha scontato l’approccio ancora da colomba della banca centrale. Ma la reazione non è stata definita, in quanto costellata da ulteriori oscillazioni nel valore degli asset, a conferma dell’incertezza dei trader.

Intervistato dalla CNBC, Hiroaki Mutou, responsabile economista di Tokai Tokyo Research Institute, ha fatto notare che la BOJ ha lanciato un messaggio che tanto colomba non è, laddove ha manifestato l’intenzione di “permettere ai tassi di lungo termine di salire”. L’impressione secondo Mutou è, dunque, che l’istituto si stia comunque avviando verso una politica monetaria più restrittiva, anche se in modo apparentemente impercettibile.

Certo, nel comunicato si legge che i livelli molto bassi dei tassi di interesse rimarranno tali “per un periodo esteso di tempo”. Ma la Bank of Japan ha tenuto a precisare che “i rendimenti dei bond di lungo termine potrebbero muoversi verso l’alto o verso il basso, in una misura che dipende, principalmente, dagli sviluppi che riguardano l’attività economica e i prezzi” (anche se poi si legge che la banca centrale “interverrà tempestivamente in caso di rapido aumento dei rendimenti“).

Detto questo, a conferma di quella che viene presentata come grande novità introdotta nel meeting che si è concluso oggi, dal comunicato emerge che la BOJ ha “deciso di adottare una forward guidance per i tassi di interesse”. E che tale forward guidance ha come obiettivo quello di fare in modo che “le operazioni di mercato e gli acquisti di asset avvengano in modo più flessibile”.  “Questi passi – viene spiegato – consentiranno di centrare il target sui prezzi il prima possibile, garantendo contestualmente la stabilità economica e finanziaria”.

Come ha riassunto nel proprio titolo l’agenzia Kyodo News, praticamente “la Bank of Japan permetterà ai tassi di interesse di lungo termine di salire, consentendo alla politica monetaria accomodante di rimanere ancora in essere”.

Sicuramente, l’introduzione della forward guidance rappresenta il “primo cambiamento di politica monetaria in quasi due anni”. Tuttavia, viene spontaneo fare un parallelismo con la Bce con Mario Draghi che ha sì decretato la fine del Quantitative easing, garantendo però contestualmente che la politica monetaria accomodante proseguirà anche in questo caso fino a quando sarà necessario.

Il solito dilemma che innervosisce le banche centrali del mondo: decidere se ritirare o meno con decisione i bazooka monetari anti-crisi lanciati in passato, in un contesto in cui l’inflazione è tutt’altro che convincente, e con il terrore di commettere l’errore storico di politica monetaria commesso da Jean-Claude Trichet.