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Bnp pensa a SocGen

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Dopo le indiscrezioni sono arrivate le prime ammissioni, velate, per la verità, di un interesse di Bnp Paribas nei confronti di Société Générale. “Ci stiamo pensando perchè tutta Europa ci sta pensando”, ha detto infatti un portavoce della banca all’Afp. Nulla di più, ma abbastanza per dare vigore a una tesi sostenuta nei giorni scorsi da organi di stampa da una parte all’altra dell’Atlantico. A inizio settimana era stato il Wall Street Journal a parlare di discussioni all’interno di Bnp circa il possibile lancio di un’offerta, due giorni fa era invece stato Les Echos a esporre un’indiscrezione secondo la quale il presidente Michel Pérebeau avrebbe incontrato il segretario generale dell’Eliseo, Claude Guéant, e il suo vice Francois Perol. Un passo che, se pur non confermato, si giustificherebbe con l’attenzione dell’esecutivo parigino ai destini dell’assetto bancario del Paese. A smorzare la portata delle indiscrezioni è comunque intervenuto ieri David Martinon, portavoce dell’Eliseo, chiarendo che “Société Générale per quanto ne sappiamo non è costretta ad appoggiarsi finanziariamente a nessun altro gruppo”.


 

Ad oggi la quota di maggioranza di SocGen fa capo ai dipendenti-azionisti, che possiedono il 6,48% del capitale. L’azionariato è infatti particolarmente diffuso, con ben il 77,03% del capitale sul mercato. Altri azionisti rilevanti sono il gruppo assicurativo Groupama con il 2,97%, Meji Yasuda con il 2,40%, Cdc con il 2,07% e con quote intorno all’1%, Cnp (1,1%), Dexia (1%) e la Fondazione Cassa di Risparmio di Torino (0,95%). Per il futuro di SocGen sarà dunque fondamentale comprendere se gli azionisti attuali saranno intenzionati a partecipare pro-quota all’aumento di capitale da 5,5 miliardi di euro già annunciato e garantito da Morgan Stanley e Jp Morgan. Alla valutazione di ieri del titolo (83,2 euro), la quota azionaria corrispondente all’aumento di capitale sarebbe ampiamente superiore al 10%, e quindi, se considerata complessivamente, anche al 6,48% dell’attuale azionista di maggioranza. Una eventuale fusione tra i due istituti porterebbe a un colosso da 100 miliardi di capitalizzazione e circa 15 milioni di clienti.