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Bloomberg European Banking Conference: NPL, Unione bancaria e M&A visti dall’alta finanza

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Dalle condizioni in cui versa il sistema bancario italiano alla Brexit, dal fintech al futuro dell’M&A nel settore del credito. Di questo e di altro si è parlato oggi nel corso dell’evento Bloomberg European Banking Conference che si è svolto a Milano, presso la Fondazione Giacomo Feltrinelli.

Presenti i grandi nomi della finanza italiana e il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan.

Il tema della conferenza è stato “Rischi e opportunità per il settore finanziario europeo”; un settore assediato dal problema dei crediti deteriorati, alle prese con la realtà dei tassi allo zero o anche negativi dell’era di Mario Draghi alla Bce, e dove pochi giorni fa circolavano rumor su una fusione tra UniCredit e Commerzbank. Rumor che hanno alimentato nuove aspettative di consolidamento, anche in linea con quanto desidera la stessa Banca centrale europea.

Le aspettative di consolidamento e di M&A sono state tuttavia gelate dalle dichiarazioni di Alberto Nagel, amministratore delegato di Mediobanca, e non solo.

Il manager di Piazzetta Cuccia ha detto chiaramente di non aspettarsi grandi operazioni di fusione cross-border tra grandi banche”, dunque tra banche che appartengono alla prima fascia. Questo, perchè “non sono chiari i vantaggi di una fusione cross border dal punto di vista delle sinergie. Ci sono troppe incertezze su regole, capitale, Rwa, molte incertezze e nessun chiaro beneficio in termini di sinergie”, ha ribadito.

Dello stesso avviso l’AD di Intesa SanPaolo, Carlo Messina:

“In teoria è molto importante pensare a un consolidamento cross border”, ma “in pratica è molto difficile”.

Anche qui, stando alle parole di Messina, il nodo è rappresentato dalle regole.

“Se non puoi creare sinergie puoi pensare teoricamente a una fusione cross border, ma quando valuti le operazioni dal punto di vista delle sinergie e della creazione di valore non è affatto facile, senza pensare ai problemi di regolamentazione”, ha aggiunto.

Cosa fare, dunque, nell’attesa di disporre di un quadro normativo più definito e trasparente?

Nagel ha individuato la priorità nella creazione di una Unione bancaria strutturata, e di un sistema ad hoc che permetta, in caso di crisi in Europa simile a quella dei debiti sovrani, di intervenire laddove si ravvisino criticità, in modo veloce ed efficiente. Il punto, d’altronde, è tutto lì secondo il numero uno di Mediobanca:

“La questione è che non abbiamo un’unione bancaria – ha fatto notare, auspicando anche la creazione di una “bad bank pubblica europea”, dove vadano a confluire i vari asset tossici degli istituti, e che permetta così di accelerare il processo attuale di pulizia dei bilanci del settore.

“Negli Stati Uniti – ha precisato ancora Nagel – ci sono quattro banche nel settore delle banche di investimento, hanno un sostegno governativo, e allora sì che possono essere profittevoli“, mentre invece “i prestiti con il Quantitative easing (della Bce) non sono convenienti, neanche verso imprese buone”.

Gli alti dirigenti delle banche italiane presenti all’evento hanno intravisto allo stesso tempo opportunità di crescita nel fenomeno della Brexit.

In particolar modo, sempre Messina, numero uno di Intesa SanPaolo, ha parlato delle prospettive di business che si potrebbero aprire nel Regno Unito per la stessa banca italiana, che vuole tra l’altro “diversificare le proprie risorse di reddito”. Motivo per cui, se “altre grandi banche continueranno a lasciare il Regno Unito, noi saremo pronti ad entrare“.

Sulla tecnologia finanziaria,  Nagel ha sottolineato la necessità che iniziative di fintech presentino una leva accettabile di profitto, e ha aggiunto a tal proposito che, al momento, lo sviluppo del fintech non è stato tale da garantire una situazione del genere.

Nel corso della conferenza, non si poteva non fare riferimento ai passi in avanti compiuti dal sistema bancario italiano che, ha ribadito il ministro Padoan, è chiaramente a un punto di svolta, sia per la riforma delle popolari che per lo smaltimento dei crediti deteriorati o NPL.  Tanto che ora la quota degli Npl presente nelle banche italiane “è ancora abbastanza grande ma gestibile”. E tanto che nel secondo trimestre del 2017 il valore degli NPL si è attestato a un livello simile a quello precedente la crisi finanziaria.

Nel corso dell’evento affrontato anche il ‘caso’ Bitcoin. Chiaro il giudizio di Salvatore Rossi, direttore generale di Bankitalia:

“Le criptomonete sono solo una delle applicazioni della blockchain. Ci sono sia rischi che opportunità che devono essere studiati attentamente dai regolatori e dai politcy makers delle banche centrali. Il Bitcoin, ad esempio, è denaro di nessuno”.