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BlackRock: in Usa terrore di andare in pensione, con tassi rasoterra danni a tutti risparmiatori del mondo

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Il “problema più grande” negli Stati Uniti? Per Larry Fink, il numero uno di BlackRock, è la paura degli americani di andare in pensione. Una paura che non è certo limitata agli Usa, dove tra l’altro la Fed ha già dato il via a una politica di normalizzazione dei tassi. Intervistato da Cnbc, Fink si è scagliato contro i “bassi tassi di interesse”, che stanno “provocando danni ai risparmiatori di tutto il mondo”.

Da anni il manager della società che gestisce asset per un valore di ben $5,1 trilioni, critica la politica monetaria ultra accomodante che si traduce, come afferma, in rendimenti altrettanti bassi sia per i titoli di stato che per i depositi.

Fink sottolinea che ai pensionati e a chi è vicino ad andare in pensione è stato tradizionalmente consigliato di ridurre l’esposizione verso gli investimenti più rischiosi come i titoli azionari, per preferire piuttosto i bond e i cash. Ma nel contesto attuale, le azioni continuano a essere viste come l’unico strumento che assicura ritorni decenti.

La pensione e il timore di andare in pensione sono i problemi più grandi di questo paese. Quando si avvicina il momento di andare in pensione, gli americani si spaventano sempre di più, in quanto temono di non avere risparmi a sufficienza”. Il risultato è che, per avere i soldi di cui necessitano per “andare in pensione in modo dignitoso”, molti continuano a lavorare. Per il manager di BlackRock, la soluzione è trovare il modo di sostenere la crescita economica e l’inflazione, consentendo in questo modo alla Fed di continuare ad alzare i tassi di interesse. 

Ed è sempre questo il motivo per cui oggi i mercati hanno assistito all’ennesima guerra di nervi tra Mario Draghi, numero uno della Bce, e Jens Weidmann, membro del Consiglio direttivo della banca centrale europea e numero uno della Bundesbank. Secondo Weidmann, alle condizioni attuali, la Bce dovrebbe sicuramente smorzare il suo piano di stimoli e iniziare possibilmente a valutare l’opzione di un rialzo dei tassi. Draghi invece ha ribadito l’importanza di essere sicuri sulla crescita dell’inflazione in Eurozona, prima di procedere a qualsiasi strategia di uscita dalla politica accomodante.

“Potrei sicuramente immaginare una politica monetaria meno espansiva, visto che ci sono molti indicatori economici che hanno preso una direzione positiva – ha detto il falco tedesco, nel corso di una conferenza a Berlino, e in vista delle elezioni tedesche previste per l’autunno. Weidmann si sta facendo portatore di diverse lamentele diffuse in Germania, provenienti soprattutto dalle banche ma anche dai risparmiatori, danneggiati dal contesto di rendimenti rasoterra. 

E un appello è arrivato oggi, nel corso dello stesso evento di Berlino, dal presidente dell’associazione delle banche commerciali tedesche BDB, Hans-Walter Peters:

La Bce deve trovare urgentemente il modo di uscire dalla politica di tassi di interesse a zero, prima che i rischi e gli effetti collaterali – inclusi quelli relativi alla stabilità finanziaria – abbiano la meglio”.