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Bill Gross: “Globalizzazione in frenata. E non è colpa della Brexit”

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Globalizzazione in frenata? Bill Gross, gestore del fondo Janus Global Unconstrained Bond, ha affrontato la questione – definendola molto concreta – nell’outlook di luglio.  “Le Brexit e un crescente movimento populista indicano chiaramente che la possibilità di deglobalizzazione  – ovvero di una frenata del commercio mondiale, delle ondate di immigrazione e della crescita economica – sta giocando un ruolo importante“, dice Gross. Che aggiunge: “A questi fattori si sommano elementi strutturali molto significativi, a partire dall’invecchiamento della popolazione mondiale, dall’eccessivo debito, e dai progressi tecnologici, tra i quali la robotizzazione del lavoro, che sono responsabili dell’attuale 2% di picco reale del Pil degli Stati Uniti, contro il 4-5% di solo un decennio fa“.
Poco credito
“Su che cosa si basa la finanza oggi?”, si domanda Gross. “La Fed – dice il gestore – ha stampato 4 miliardi di dollari e lo stesso ha fatto la BOJ e la BCE. Le Banche centrali hanno un sacco di soldi a disposizione, ma solo se il sistema privato – cioè i veri banchieri dell’economia – decidono di usarlo e ampliare credito questo può portare vantaggi – spiega Gross – Se invece le banche non prestano soldi, vuoi per non prendersi rischio vuoi per il disinteresse di aziende e individui di chiedere denaro in prestito, la crescita del credito non si trasmette al PIL reale alla stessa velocità”. Questo è ciò che sta accadendo oggi e che è successo negli ultimi anni: la crescita del credito, che ha segnato un incremento medio del 9% annuo dall’inizio di questo secolo, raggiunge oggi a malapena il 4% su base annua. Ma perché non è sufficiente? “Il credito è l’olio che lubrifica il sistema, e quando il sistema privato (non la Banca centrale) non riesce a generare una crescita del credito sufficiente, anche la crescita dell’economia reale si ferma. E la prova è la stentata crescita del Pil registrata negli ultimi anni”, dice Gross.
Denaro lento
L’offerta di moneta non è l’unico fattore determinante del Pil. Molto importante è la velocità di movimento del denaro. “La velocità del credito si avvantaggia di tassi di interesse sempre più bassi – dice Gross – Così, nel corso degli ultimi 5-6 anni successivi al fallimento della Lehman, mentre il sistema privato ha determinato una crescita del credito insufficiente, i tassi di interesse sempre più bassi hanno in parte compensato questa carenza aumentando la velocità del denaro e quindi – anche se molto debolmente – quella del PIL“. Ora, però, secondo lo strategist, con i rendimenti a vicino allo zero, il contributo dei tassi di interesse alla velocità di crescita del Pil sta arrivando al termine. E potrebbe quindi aprirsi una fase di crescita negativa. “L’offerta di moneta o la crescita del credito non è l’unico fattore determinante del Pil: la velocità di quel denaro è davveri molto importante”, sottolinea ancora Gross.