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Bilancio Ue: Van Rompuy taglia di 80 miliardi, Italia e Francia protestano ma per l’Uk non è ancora abbastanza

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Il bilancio Ue 2013 sarà tagliato di quasi 81 miliardi di euro rispetto alla bozza proposta di recente dalla Commissione Europea. Il nuovo budget, che sarà discusso durante il prossimo Consiglio Europeo del 22 e 23 novembre, è stato diffuso in bozza dal presidente del Consiglio Ue Herman Van Rompuy; ma se da un lato vengono accontentate le istanze della Gran Bretagna, dall’altro a protestare sono Italia e Francia, insoddisfatte per l’assegnazione dei fondi di coesione e per quelli destinati all’agricoltura.
Nella bozza di budget  della Commissione Ue la spesa prevista era di 1.033 miliardi di euro, con un taglio di 50 miliardi di euro rispetto al budget precedente. Mercato del lavoro, sviluppo sostenibile, stabilità e sostegno ai budget degli Stati in difficoltà sono tra gli obbiettivi dichiarati nella prima bozza di bilancio, che,  tra l’altro, prevedeva che 64,5 miliardi fossero destinati all’innalzamento del tasso di occupati tra i 20 e i 64 anni (+2,7% rispetto all’anno scorso), con l’obbiettivo di portare tale percentuale, dal 2010 al 2020, dall’attuale 69% al 75%.
Un pool di Stati membri capeggiati dalla Germania avrebbe però voluto una spesa di 960 mila miliardi di euro, ovvero l’1% del Pil totale dell’area euro, mentre la Gran Bretagna avrebbe voluto un taglio ancora più sostanzioso, sostenendo che sia assurdo un aumento delle spese europee in un momento in cui ai singoli stati si richiede austerity. “Non accetteremo un accordo che non sia buono per i contribuenti britannici”, ha dichiarato alla stampa il ministro delle finanze britannico George Osborne, chiedendo esplicitamente un nuovo taglio. “Altrimenti useremo il nostro potere di veto“.
Minaccia che evidentemente ha fatto presa sul presidente Van Rompuy, che ha approvato la nuova più severa bozza. La quale però va inevitabilmente a scontentare qualcun altro, e in particolare l’Italia, in disaccordo sulle modalità di distribuzione dei fondi di coesione, ovvero di quei fondi europei che finanziano specifici progetti legati ad iniziative ambientali e infrastrutturali. I tagli in questo senso ammontano  a 29,5 miliardi: secondo il governo italiano, alleggerire il sostegno di tali settori significa non tenere nel dovuto conto i fattori di prosperità nazionale e l’occupazione necessaria alla ripresa. A scontentare la Francia ci sono invece i tagli da 25,5 miliardi all’agricoltura. Di contro, gli sconti ai Paesi più virtuosi (Gran Bretagna, Germania, Olanda e Svezia) sono stati aumentati rispetto alla proposta della Commissione.
Con questa bozza l’accordo si allontana” è stato il commento dell’ambasciatore italiano presso l’Ue Ferdinando Nelli Feroci, a cui ha fatto eco il premier francese Ayrault: “La Francia non è soddisfatta, sapete che siamo molto attaccati al mantenimento di livelli elevati della politica agricola comune”. Insoddisfatti anche gli inglesi, ma perché avrebbero voluto ancora di più: la bozza, per il vice premier britannico, non va “abbastanza lontano”. Prima del 22 novembre la Commissione Europea tornerà probabilmente a dire la sua.
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