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Big Tech: i tre grandi rischi in agguato per chi investe nelle FAANG

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Il principale rischio delle FANG oggi sono se stesse e da qui si pone l’interrogativo su come salvarle. A indicarlo Sickly Tech, una relazione di Eoin Murray, responsabile degli investimenti di Hermes Investment Management, che solleva profondi interrogativi sul futuro del settore del Big tech e sui rischi per gli investitori, delineando le misure necessarie per guidare i cambiamenti.

FAANG e lo scandalo Cambridge Analytica

La relazione mette in luce in primis come la tempesta che si è abbattuta sui mercati finanziari all’inizio di quest’anno – vedi alla voce Cambridge Analytica – non è riuscita a far deragliare i protagonisti della Big Tech dalla loro traiettoria e il settore è stato caratterizzato da una forte sovraperformance dei giganti tecnologici e dei titoli FANG (Facebook, Amazon, Apple, Netflix e Google).

“Se escludessimo le FANG dall’indice S&P 500 (comprese Nvidia e Microsoft) – dice Murray – “ questo risulterebbe in discesa nel corso dell’anno, tale è l’influenza dello slancio dei titoli FANG”.

Tuttavia, secondo l’analisi Sickly Tech, lo scandalo ha comunque gettato un’ombra sui forti ritorni di queste azioni. Da qui la relazione sottolinea lo scandalo di Cambridge Analytica (CA) quale esempio  proprio della potenziale vulnerabilità delle FANG.

“”Facebook afferma che tecnicamente non si è trattato di una violazione dei dati, ma che la vicenda ha acceso i riflettori sui sofisticati algoritmi utilizzati per indirizzare gli annunci pubblicitari – e strumenti simili in uso presso altri fornitori di Big Tech. Non è ancora chiaro cosa abbia fatto esattamente CA con tutti i dati, ma la reazione del pubblico è stata finora in gran parte di incredulità sul fatto che Facebook non fosse in grado di capire che i dati potevano essere usati in modo pericoloso”.

Da qui il consiglio di Murray per gli investitori. “Ciò che è sempre più evidente è che gli investitori devono riflettere più a fondo sui titoli delle FANG e mettere in discussione i loro standard di responsabilità”.

“Le FANG sono una parte importante del business statunitense e globale, e influenzano le sorti di un vasto ecosistema di aziende. Essi dominano la crescita dei consumatori, l’innovazione tecnica e le tendenze economiche. Inoltre, influenzano la nostra comunicazione, sono preminenti nella logistica e stanno cercando di espandersi in nuovi settori, tra cui l’assistenza sanitaria e le assicurazioni. Tuttavia, la domanda è: sono amministratori responsabili del potere che controllano?

I rischi per gli investitori

Il report sottolinea tre rischi per le Big Tec:

1) Aumento di interventi normativi stringenti, in particolare quelli per combattere le iniziative sulla rete legate al terrorismo: il primo ministro britannico Theresa May ha riconosciuto a settembre che Facebook e altre aziende tecnologiche hanno compiuto progressi nei loro sforzi per affrontare questi problemi, ma ha aggiunto che devono ancora andare “oltre e più velocemente”. In particolare, la velocità di cancellazione del materiale connesso al terrorismo è una questione controversa e indica le possibilità future di interventi normativi.

2) Disinnesto della crescita: gli inserzionisti sono sensibili e non vogliono che a livello reputazionale i loro prodotti siano associati a contenuti illeciti. Infine, alcune aziende come Facebook o Amazon dipendono dall’engagement dei consumatori che, se dovessero diventare disillusi, o scollegarsi, potrebbero mettere a rischio il business di queste società.

3) Disgregazione/nazionalizzazione forzata: stratta di un rischio indotto, con bassa probabilità che l’evento si realizzi, ma con un elevato impatto potenziale. Per il momento, la maggior parte di queste imprese non ha adottato il tipo di comportamento anticoncorrenziale che le sottoporrebbe all’attenzione della legislazione antitrust. Tuttavia, ci sono segnali di maggiore aggressività. Amazon ha lanciato una campagna per avvicinare i piccoli editori denominandola “The Gazelle Project”, guardandoli “allo steso modo in cui un ghepardo guarderebbe una gazzella malaticcia”.

 

Le azioni da compiere a supporto di un cambiamento positivo

Da qui Murray indica che il cambiamento positivo nelle Big tech può essere raggiunto attraverso un’azione di collaborazione tra le aziende, i governi e i gestori di fondi al fine di individuare i settori in cui è necessario compiere progressi. Le parole d’ordine sono Controlli e equilibri – “le sorti di molte di queste aziende sono legate a quelle dei loro carismatici fondatori, che possono avere o meno ambizioni politiche, ma che hanno sicuramente ambizioni filantropiche. Per molte aziende è importante che questo potere e queste ambizioni siano controllabili. Ma è sufficiente? Dopotutto, questo riguarda una persona. Data la prevalenza dei dati, non sembra irragionevole dare alle Big Tech l’incarico di agire come un fiduciario dell’informazione” – Convenzione di Ginevra digitale o Magna Carta tecnologica – “L’accordo su una serie di principi di base è un primo passo ovvio ” – L’impegno con i Governi – “Queste imprese riconoscono sempre più la necessità di impegnarsi con i governi e le autorità fiscali al fine di evitare una repressione più onerosa e invadente” – Modifiche ai modelli di business – “Apple e IBM hanno recentemente avviato iniziative di pubbliche relazioni per dimostrare il loro uso responsabile dei dati”  – Ruolo dei gestori – “il ruolo di gestori di patrimoni come amministratori del capitale deve essere quello di impegnarsi direttamente con queste società al fine di contribuire a cambiare il loro modus operandi, fargli meritare la loro patente sociale, e di cercare l’aiuto dei governi nel reclamare la proprietà dei nostri dati”.

Murray alla fine dichiara: “Le strutture azionarie esistenti che sono imperniate su fondatori dominanti rendono queste azioni impegnative, ma azioni di engagement attente e ben strutturate su questi temi difficili dovrebbero essere in grado di fare la differenza. E’ facile considerare le Big Tech come una scommessa a senso unico con un impatto sociale positivo unidirezionale, ma le considerazioni sulla sostenibilità sono il suo tallone d’Achille e rappresentano un rischio solo recentemente riconosciuto dagli investitori. Diventando una componente sempre più importante degli indici statunitensi, gli investitori devono chiedersi se queste società stiano affrontando adeguatamente i temi legati alla governance e una miriade di altre questioni”.