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Bersani liberalizza il mercato e i petrolieri alzano il prezzo della benzina

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Chi credeva che il braccio di ferro tra petrolieri e Governo si fosse affievolito, dopo l’annullamento dello sciopero previsto, si sbagliava di grosso. La risposta delle società petrolifere alle norme di liberalizzazione del mercato della benzina lanciate dal ministro Bersani non si è lasciata attendere. L’Eni ha alzato i prezzi del carburante alla pompa dei distributori Agip, e le altre compagnie si sono adeguate molto velocemente. Ad eccezione della Erg, che al contrario ha abbassato i prezzi della benzina, anche se di pochi millesimo di euro. Un gesto quasi simbolico per le tasche degli automobilisti.


Anche la reazione delle associazioni dei consumatori non si è fatta attendere: “Come previsto l’Agip ha attivato la catena del business petrolifero, e tutte le compagnie si sono accodate aumentando i prezzi dei carburanti alla pompa” – ha dichiarato Carlo Rienzi, presidente del Codacons.
L’associazione dei consumatori ha inoltre annunciato che invierà una nuova segnalazione ad Antitrust e Procura di Roma, chiedendo di mandare le Guardia di Finanza presso le sedi delle compagnie petrolifere per verificare se gli aumenti degli ultimi due giorni siano giustificati o meno.
“Il Ministero dell’Economia deve avviare inoltre azione di responsabilità nei confronti dell’Agip (in parte ancora proprietà dello Stato tramite l’Eni) per aver dato avvio ai rincari della benzina – ha proseguito Rienzi – questi aumenti determineranno maggiori esborsi per gli automobilisti pari a circa 30 euro annui, senza contare che per ogni centesimo di aumento del prezzo dei carburanti lo Stato incassa 20 milioni di euro in più”. 

Ora il Governo intende chiedere spiegazioni precise ai petrolieri sulle ragioni di questo improvviso rialzo dei prezzi, non legato certamente a improvvise fluttuazioni del prezzo del petrolio sui mercati internazionali. La sensazione, nei palazzi romani, è che il gesto sia un guanto di sfida nei confronti di Bersani. I petrolieri, da parte loro, rispondono lanciando sul tavolo delle trattative la questione fiscale. Perché se è vero che alcuni atteggiamenti dei petrolieri restano sospetti, è però altrettanto vero che in tasse varie oltre il 60% del prezzo al litro della benzina evapora verso le casse dello stato. Le proposte su questo punto sono varie e di vecchia data: dalla riduzione dell’Iva, a quella del ridimensionamento delle accise sui carburanti. Sulla questione fiscale, però, da parte del Governo il silenzio è sempre stato tombale, al pari di quello adottato dai petrolieri su altri argomenti. A rimetterci, in fondo, sono sempre loro, gli automobilisti quando fanno il pieno di carburante alla propria automobile.