Bernanke difende l'operato della Fed e lancia una nuova frecciata alla Cina

Inviato da Titta Ferraro il Ven, 19/11/2010 - 08:36

Il QE2 serve non solo agli Stati Uniti ma all'intera economia globale. Ben Bernanke, numero uno della Federal Reserve, difende l'operato della banca centrale americana nel discorso che terrà alla conferenza odierna a Francoforte. Fed che ha annunciato a inizio novembre un nuovo piano di stimolo monetario attraverso acquisto di titoli di Stato per complessivi 600 miliardi di dollari da qui a giugno 2011.
Il modo migliore per sostenere il dollaro e supportare il recupero economico a livello globale è "attraverso politiche che portano ad una ripresa della crescita robusta in un contesto di stabilità dei prezzi negli Stati Uniti", ha detto Bernanke.

Il presidente della Fed nel suo discorso si sofferma sui due principali problemi che hanno portato la banca centrale americana a intervenire nuovamente, ossia l'elevata disoccupazione e il rischio deflazione. "L'elevata disoccupazione è inaccettabile e può minacciare la crescita, rimarca Bernanke che non esclude la possibilità che nel breve termine la disoccupazione torni ad aumentare. Per quanto concerne i prezzi, l'eccessivo rallentamento dell'inflazione può anch'esso essere un fattore negativo per la crescita.

A ottobre negli Stati Uniti l'inflazione ha mostrato un rialzo timido dello 0,2% m/m. A livello tendenziale risulta in crescita dell'1,2 per cento, con tasso "core" (esclusi alimentari ed energia) pari a più 0,6 per cento, tasso più basso dal 1957.

Frecciata, infine, verso la politica valutaria applicata dalla Cina: "I Paesi che sottovalutano le loro valute possono eventualmente inibire la crescita di tutto il mondo e portare instabilità finanziaria. Politiche di crescita basate solo sulle esportazioni non possono avere successo se non viene presa in considerazione la crescita globale e la stabilità".
Polemica verso la Cina che è stata portata avanti anche dal presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, a margine dell'ultimo vertice del G-20 di Seul. Vertice che non ha portato a nessun accordo per contrastare le distorsioni del commercio e degli investimenti legate alle politiche di cambio.
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