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Berlusconi chiede la fiducia al Parlamento: “Nessuna alternativa credibile”

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Discorso senza sorprese quello di Silvio Berlusconi, che si è presentato al Parlamento – ad opposizioni assenti – per chiedere la fiducia dopo la bocciatura di martedi scorso al voto sul rendiconto dello Stato. Le Camere si pronunceranno nella giornata di domani, ed è molto probabile che i numeri necessari saranno raggiunti.


Il discorso di Berlusconi

Il discorso del Premier ha ribadito la tenuta della maggioranza nonostante il deludente risultato di martedi, che secondo Berlusconi non è da interpretare come una sfiducia nell’azione di governo nel suo complesso.


Il governo, ha spiegato il Presidente del Consiglio, presenterà una nuova misura sul rendiconto generale dello Stato in un solo articolo, superando così quello che ha chiamato “l’incidente” di martedì. Berlusconi ha aggiunto che “non ci sono alternative” credibili all’attuale governo, ma che nel caso l’esecutivo dovesse perdere la fiducia, la strada migliore sarebbe quella di far tornare “la parola agli elettori”, anche se una crisi di governo non farebbe che dare la vittoria al “partito dei catastrofisti” Sulla crisi economica, il premier ha esortato l’Europa a intraprendere passi per un maggiore coordinamento politico e fiscale.


Un’occasione persa, per gli analisti di Barclays Capital, per parlare concretamente di riforme strutturali a favore della crescita del Pil, che è ciò che veramente serve all’Italia. Secondo il broker inglese, il governo italiano è stato efficace nel suo piano di risanamento dei conti dello Stato, ma il processo è solo a metà. L’Italia, ribadisce BarCap, per tornare affidabile sul mercato ha bisogno di eliminare gli ostacoli alla crescita.


In caso di sfiducia…


Con il voto di fiducia di domani per l’esecutivo Berlusconi si avvicina il momento dello showdown dopo la reazione allarmata del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, seguita al voto sul rendiconto dello Stato di martedi scorso.


“La mancata approvazione, da parte della Camera, dell’articolo 1 del Rendiconto Generale dell’Amministrazione dello Stato – ha spiegato ieri il Quirinale – e, negli ultimi tempi, l’innegabile manifestarsi di acute tensioni in seno al governo e alla coalizione, con le conseguenti incertezze nell’adozione di decisioni dovute o annunciate, suscitano interrogativi e preoccupazioni i cui riflessi istituzionali non possono sfuggire”.


Nel caso le divisioni in Parlamento fossero tali da portare ad un voto di sfiducia, la legge italiana prevedrebbe le dimissioni di Berlusconi, al quale il Presidente della Repubblica chiederebbe di trovare una maggioranza alternativa. Se anche il rimpasto dovesse fallire, Napolitano aprirebbe le consultazioni per la nomina di un nuovo premier che formi un nuovo governo. “Pensiamo che il Presidente Napolitano scioglierà le Camere e indirà nuove elezioni solo se si accorgesse che un governo alternativo stabile non fosse possibile con la maggioranza che attualmente siede in Parlamento”, è il parere di Barclays Capital.
Ma è probabile che i numeri si troveranno anche stavolta.