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Belgio nel club della Periferia d’Europa: spread in allargamento, è il fattore politico a fare paura

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Spread e credit default swap in allargamento sul debito periferico questa mattina, a causa dell’effetto combinato del taglio del rating giapponese e della persistente crisi politica in Belgio. Lo spread Belgio-Germania, sulla piattaforma Tradeweb, passa a 106 punti base dai 100 di ieri in chiusura; il differenziale italiano si è spinto fino a 166 punti base dai 161 di ieri, quello irlandese a 592 pb (+15 pb su ieri). Standard & Poor’s ha tagliato il rating sul debito del Giappone, portandolo ad AA- da AA, sulla base della previsione che il deficit fiscale resterà a livelli elevati per diversi anni a fronte di un flessibilità in declino. L’agenzia di valutazione, si legge in una nota, ha tenuto i giudizi sovrani sul breve termine a A-1+, con outlook stabile. “Il Giappone è la terza economia mondiale e la notizia avrà un effetto sugli spread per tutta la giornata”, commenta Gavan Nolan di Markit.


In realtà la tensione continua a salire sui mercati da quando la crisi politica belga ha cominciato ad aggravarsi che hanno manifestato sempre più nervosismo facendo schizzare verso l’alto lo spread dei titoli di stati belgi. “Il Belgio sta soffrendo già da qualche mese di queste tensioni politiche. Lo si è visto sia sui tassi sia sugli spread verso la Germania “, conferma Elia Lattuga, fixed income strategist di Unicredit. “Nell’ultima settimana l’allargamento è stato marginale, in linea con quello degli altri titoli periferici. Ma a causa delle tensioni politiche il Belgio ha iniziato a scambiare in modo molto simile all’Italia e alla Spagna: è quindi stato associato dal mercato come un Paese del club della Periferia”. “La situazione del Belgio è preoccupante”, segnala Jonathan Lemco, analista del reddito fisso di Vanguard Group. “Il Paese ha una situazione politica terribile; e senza compromessi la crisi è destinata ad aggravarsi”.

“E’ una situazione molto difficile, direi strana perché l’economia del Paese, se guardiamo i fondamentali è buona con un deficit pubblico non preoccupante e con buoni flussi di export grazie anche ai solidi rapporti con un partner commerciale del calibro della Germania”, segnala anche Oscar Bernal, economista di Ing. “Il cuore del problema del Belgio è di carattere politico. Si tratta di un fattore che andrà ad incidere sulla capacità del Paese di implimentare nuove misure e questo potrà avere inevitabilmente un effetto anche sulla situazione economica del Paese”.


“Ieri la speranza che un nuovo governo potesse essere formato presto è svanito”, prosegue l’esperto della banca olandese. “E’ un problema vitale, perché se dovesse arrivare un downgrade da parte di Standard & Poor’s la situazione diventerebbe ancora più difficile. La domanda adesso è quando si terranno le prossime elezioni o cosa deciderà il Re? E se verranno adottate nuove misure? I mercati sono già nervosi e gli spread si stanno allargando. E’ necessario quanto prima che vengano date risposte”, conclude l’economista. L’ennesimo colpo d’arresto ai tentativi di risolvere la crisi politica che attanaglia il Belgio dalle elezioni del 13 giugno scorso è arrivata ieri. Il mediatore Johan Vande Lanotte, socialista fiammingo incaricato dal re di gestire i negoziati a partire da una nota di compromesso sulla riforma dello stato e del suo sistema di finanziamento, dopo 99 giorni di missione ha ceduto la spugna e ha rassegnato per la seconda volta le dimissioni nelle mani di Alberto II, che questa volta ha dovuto accettarle vista la manifesta impossibilità di trovare un accordo tra i partiti belgi.


“Non c’è nessuna reale prospettiva di progresso”, ha dichiarato Vande Lanotte all’uscita da Palazzo reale. Il re comincerà oggi l’ennesimo giro di consultazioni con i leader dei partiti fiamminghi e francofoni per valutare il da farsi. A fare blocco, le richieste dei partiti del Nord, i separatisti della N-va guidata da Bart De Wever e dei cristianodemocratici, a cui appartiene il premier dimissionario Yves Leterme, che per i valloni, in particolare i socialisti di Elio Di Rupo, sono semplicemente inaccettabili in quanto smantellano la solidarietà tra il Nord e Sud del paese in particolare in materia di assistenza sociale e sanità. Caduta nel vuoto, quindi, la richiesta dell’imponente manifestazione di cittadini apartitica tenutasi domenica a Bruxelles e organizzata da studenti universitari fiamminghi e valloni, durante cui circa 45mila persone sono scese in piazza pacificamente per chiedere semplicemente un governo. Il Belgio, che con 227 giorni senza governo ha già battuto il record europeo detenuto dall’Olanda (209 giorni), a fine marzo se la crisi politica continua batterà anche quello mondiale dell’Iraq per numero di giorni (289) senza governo.