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Bce: Weber non mette la parola fine al gossip. Dietro quel no comment l’ombra di Ackermann

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Con quel “no comment sul mio futuro alla Bundesbank” Axel Weber, presidente della Bundesbank e membro del direttorio della Bce, non mette la parola al gossip che anche oggi sta soffiando forte sul palazzo dell’Eurotower. Parlando ai giornalisti a margine di un convegno organizzato a Vienna dalla Banca centrale austriaca, Weber ha pesato con parsimonia le parole: si è limitato a dire “di aver parlato con Angela Merkel” sui suoi progetti e che “prenderà una decisione in stretto accordo” con la cancelliera. Niente da fare quindi per chi si aspettava il grande annuncio. Tutto è rimandato a data da destinarsi.


Fino a ieri Weber era considerato il successore per antonomasia di Jean-Claude Trichet alla presidenza della Banca centrale europea, ma questa ipotesi cadrebbe se fossero vere le indiscrezioni su una sua possibile uscita dalla Bundesbank, dove il suo mandato scade tra l’altro nel 2012. Secondo la stampa tedesca Weber potrebbe decidere di dire sì ad un’altra avventura: alla guida di Deutsche Bank. E’ il giornale Die Welt a rimpolpare la speculazione scrivendo che il numero uno di Deutsche Bank, Josef Ackermann, il cui incarico è in scadenza nel 2013, sosterrebbe con forza e da tempo la candidatura di Weber, con cui starebbe parlando sulla questione almeno da un anno.

Nel marasma del gossip una cosa sola appare certa: se Weber dovesse davvero gettare la spugna, la Germania perderebbe il suo cavallo di razza, anche se negli ambienti del governo e della banca centrale si mormora che il successore favorito di Weber sarebbe già stato trovato: ha il volto di Jens Weidmann, 42 anni, attuale consigliere economico della Merkel. Non è detto che questa candidatura  arriverà fino al vertice dell’Eurotower. Adesso è il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi secondo molti la scelta più probabile. Il giudizio arriva anche dalla Lex Column del Financial Times.


Il quotidiano indica che la possibile uscita di Weber creerà certo delusione tra i seguaci del banchiere tedesco, ma osserva che la Bce non dovrebbe diventare una Bundesbank per un’Europa unita. Il focus ossessivo della Germania sull’inflazione non è adeguato in un’economia più vasta, va bilanciato con le preoccupazioni per la crescita economica e la stabilità finanziaria. Secondo il quotidiano, l’incarico di presidente della Bce richiede l’istinto sia di un politico sia di un tecnocrate. L’attuale presidente Jean-Claude Trichet, il cui mandato scade in ottobre,ha una posizione aggressiva ma non troppo sull’inflazione con flessibilità sul ruolo della banca come pilastro dell’Unione monetaria. Le recenti affermazioni di Weber indicano che non avrebbe fatto lo stesso, prosegue il giornale.

 

“Draghi – scrive il Ft – non è probabilmente molto meno falcò di Weber, ma potrebbe essere meno ruvido e più astuto politicamente. Come capo del Financial Stability Board, dovrebbe anche avere la conoscenza dall’interno delle debolezze del sistema bancario mondiale. Tuttavia – avverte il Ft – la scelta non dovrebbe essere fatta sulla base di un accordo già pronto o il risultato di un pastrocchio all’EUropea, anche se c’è un pre-accordo fra Berlino e Parigi. Secondo il giornale della City la possibile dipartita di Weber “creerebbe l’opportunità di ampliare il gruppo dei contendenti”. E poichè al suo timone “la Bce ha bisogno di una mente flessibile ma anche decisa, secondo il Ft gli investitori dovrebbero essere contenti di fronte all’aumentata possibilità di avere entrambe queste caratteristiche”.

 

La partita si gioca però tutt’altro che sul velluto: secondo Marco Valli di Unicredit, Draghi ha il profilo tecnicamente più adatto e sarebbe il candidato numero uno, se non fosse che per molti una presidenza italiana sbilancerebbe troppo l’Eurotower verso gli indebitati Paesi meridionalì d’Europa in una fase in cui serve rigore. I candidati che potrebbero spuntarla in alternativa sono paradossalmente di più basso profilo: come il lussemburghese Yves Mersch o il finlandese Erkki Liikanen, provenienti da Paesi virtuosì dell’area euro e magari più sensibili all’influenza tedesca.

 

Ma le conseguenze della possibile defezione di Weber vanno oltre. Da Berlino, che secondo le voci aveva posto la nomina di Weber come condizione per il via libera all’allargamento del fondo salva-stati, trapela comprensibile preoccupazione. La possibile dipartita del tedesco crea incertezza sul prossimo timoniere della Bce proprio, mentre i mercati dubitano della governance economica europea, con Francia e Germania (e Bce) che spingono perché le regole di bilancio siano rese più incisive con sanzioni reali e sono osteggiate da diversi altri Paesi. L’appuntamento per riformare le regole è imminente – è in calendario a marzo –  e anche il nodo della presidenza della Bce andrebbe sciolto prima dell’estate: sui mercati c’è già chi parla di una Eurolandia nel caos.