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Bce, Villeroy: banche si preparino a situazioni estreme. Da Ue regole vincolanti su capitali e bond

Il numero uno della Banca centrale francese si dice favorevole alle fusioni transfrontaliere. Ma da Bruxelles arrivano per la prima volta richieste vincolanti.

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“Le banche devono prepararsi a fronteggiare situazioni estreme“. E’ quanto ha detto Francois Villeroy de Galhau, numero uno della Banca centrale francese e membro del Consiglio direttivo della Bce, parlando da Parigi.

Villeroy ha messo in evidenza, anche, come gli istituti di credito europei rimangano indietro rispetto a quelli Usa sul fronte della competitività.

In particolare, è stato fatto notare che le cinque principali banche americane detengono una quota di mercato pari al 40%, a fronte di una quota inferiore al 20% delle cinque top in Europa.

Villeroy ha ribadito inoltre la necessità che gli istituti europei diano il via a una nuova fase di consolidamento, attraverso fusioni transfrontaliere sane e solide. A tal proposito, il banchiere ha sottolineato che la regolamentazione non dovrebbe frenare le operazioni di M&A nel settore.

Diversi banchieri avevano in precedenza sottolineato più volte  come la necessità di conformarsi ai requisiti patrimoniali stabiliti dalle autorità di controllo finisse, spesso, con l’ostacolare eventuali progetti di fusione.

L’appello di Villeroy di oggi potrebbe lasciare, tuttavia, il tempo che trova, visto che nelle ultime ore sono circolate alcune indiscrezioni che, di nuovo, hanno alimentato i timori sul futuro delle banche in Eurozona.

Reuters ha riportato infatti che le autorità di regolamentazione dell’Unione europea avrebbero deciso di dare alle principali banche dell’area euro un periodo massimo di quattro anni, entro il quale aumentare i cuscinetti di capitale.

Si tratterebbe, per la prima volta, di richieste vincolanti che non tutti gli istituti riuscirebbero a soddisfare.

Tali richieste fanno parte di un nuovo assetto di regole pensate per ridurre al massimo il rischio che i contribuenti vengano coinvolti nelle crisi bancarie dell’area euro.

Tra le novità, si chiede alle banche dell’Eurozona di emettere un sufficiente ammontare di debito che verrebbe svalutato, o che diventerebbe oggetto di bail-in, nel caso in cui determinati istituti fallissero. Si tratta del cosiddetto debito bail-inable, dunque di obbligazioni che verrebbero sacrificate per assorbire le perdite di banche sull’orlo del fallimento.

L’ammontare di tali cuscinetti di capitale, ricorda Reuters, non è stato finora specificato, né è stata fissata una deadline per la creazione di queste obbligazioni. Tuttavia ora fonti vicine a Bruxelles sottolineano che le autorità Ue avrebbero imposto target vincolanti per “30-40 grandi banche”  di livello 2 dell’Eurozona, senza tuttavia fare nomi. Anche istituti più piccoli potrebbero essere colpiti, in futuro, dalle nuove disposizioni, che saranno rese note presto dal Single Resolution Board (SRB), l’istituto Ue responsabile dei casi di banche vicine al fallimento, a cui è stato conferito anche il potere di fissare cuscinetti di capitali.

Sempre secondo le ultime indiscrezioni, le autorità di regolamentazione starebbero obbligando le banche a detenere almeno una quota di “debito subordinato” pari ad almeno il 12%. Tali obbligazioni subordinate sono più semplici da svalutare rispetto ai bond senior in caso di crisi bancarie