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Bce verso un nuovo rialzo dei tassi d’interesse

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La Banca centrale europea (Bce) è pronta a ritoccare nuovamente al rialzo il costo del denaro, per la seconda volta nel 2011. Ad aprile è avvenuto il primo ritocco all’insù praticato dall’Eurotower dal luglio 2008, quando aveva preso il via l’allentamento monetario in risposta alla crisi dei mercati finanziari. Che questa mossa possa essere messa in atto già domani ne sono convinti gli analisti, gli economisti e né è convinto anche il mercato. D’altronde i segnali nell’ultimo mese, da quando c’è stata l’ultima conferenza stampa di Jean-Claude Trichet, presidente uscente della Bce, sono stati chiari. A fine giugno lo stesso Trichet ha ribadito la “forte vigilanza” sui prezzi da parte dell’istituto di Francoforte. Nella corso di un’audizione davanti alla Commissione Affari Economici e Monetari del Parlamento europeo, il numero uno dell’ostituto ha rimarcato che le pressioni sui prezzi sono al rialzo e che nei prossimi mesi l’inflazione rimarrà “chiaramente sopra la soglia del 2%”. A pesare principalmente, ha sottolineato Trichet, è l’aumento dei prezzi energetici. Per quanto concerne lo scenario economico, gli ultimi dati non sono stati troppo brillanti ma non destano preoccupazione.


Che un nuovo rialzo dei tassi fosse nell’aria si era già capito lo scorso 9 giugno, quando si era svolta la consueta conferenza stampa di Trichet a Francoforte. “La nostra politica rimane accomodante – aveva dichiarato il capo dell’Eurotower – e garantiamo una forte vigilanza sulla stabilità dei prezzi”. Parole chiave per gli esperti. Secondo il linguaggio della Bce, infatti, il segnale che suggerisce la volontà della banca centrale di alzare ancora i tassi a luglio è la frase ‘forte vigilanza’ in relazione all’aumento dei rischi sul fronte inflattivo. “Siamo indirizzati verso una possibilità di un rialzo dei tassi nel prossimo mese – aveva risposto Trichet in modo più esplicito – Tuttavia non ci impegniamo a priori per quanto riguarda le decisioni future, perché dovremo guardare ai dati che usciranno nelle settimane a venire”.


Per gli analisti di Ing la Banca centrale europea dovrebbe rivedere verso l’alto i tassi di interesse dello 0,25%. “Gli ultimi indicatori macroeconomici hanno alimentato il timore di un rallentamento dell’area euro, ma non c’è da preoccuparsi”, sottolineano gli esperti della banca olandese, secondo cui la recente debolezza è stata causata anche dal rialzo dei prezzi energetici e dalle conseguenze del terremoto in Giappone. Fattori che andranno ad affievolirsi nei prossimi mesi. Dunque, “non sembra esserci alcuna ragione che la Bce interrompa ciò che ha iniziato nel mese di aprile, anche se l’inflazione dovesse scendere ulteriormente nel prossimi mesi, a causa di prezzi del petrolio più bassi”, sostengono nella nota odierna. Ma per Ing questo è solo l’inizio. Domani sarà molto importante sintonizzarsi sulle “frequenze Trichet”, prestando molta attenzione alle sue parole. Potrebbe infatti pronunciare la formula “monitorare attentamente”. “Inoltre, sarà interessante osservare se Trichet darà qualche accenno sullo scontro in corso tra i responsabili politici della zona euro e le agenzie di rating sulla questione del coinvolgimento del settore privato in un prossimo piano di salvataggio greco”, concludono a Ing.

Sulla stessa lunghezza d’onda gli analisti di Société Générale che stimano domani un rialzo del costo del denaro di 25 punti base, soprattutto dopo il messaggio lanciato da Trichet poco più di una settimana fa. “Il mirato e specifico linguaggio usato da Trichet va virtualmente a confermare l’intenzione della Bce di alzare i tassi”, spiegano gli esperti della banca francese.


“L’ultimo scoglio prima che il mercato si senta davvero libero da qualsiasi evento, arriverà domani, quando si riunirà la Bce e con molta probabilità andrà ad alzare i tassi, portandoli all’1,50%”, sottolineano gli esperti del team di Fxcm Italia nella nota sulle valute diffusa martedì scorso 5 luglio. “Decisione – ribadiamo – nettamente sbagliata sia a livello di tempistica sia a livello di effetti prodotti, il maggiore sarà quello di ridurre la liquidità in circolazione non tramite l’aumento del saggio di risparmio delle famiglie, ma attraverso l’aumento delle uscite per ripagare finanziamenti a tasso variabile, molto presenti soprattutto nei Paesi periferici”. 

 

(Daniela La Cava e Valeria Panigada)